Cosa c’è nell’aria?

Parleremo in futuro della crisi del Conte II e probabilmente ci sarà occasione, magari con un format diverso dall’articolo, di provare a raccontare l’inenarrabile, ovvero la grande transizione sociale che, grazie a M5S, Renzi, Salvini, ecc., sta spostando sempre più a destra l’asse politico.

Sembra interessante soffermarsi subito sulla primissima e freschissima crisi del neonato governo Draghi, chiaramente nessuna spaccatura strutturale, ma una sorta di scossa di assestamento.

Tutto ha inizio quando il ministro Speranza decide, a poche ore dall’apertura delle piste da sci, un improvviso dietrofont, chiudendo gli impianti e sostenendo che non si può sciare: ci sono morti e contagi, quindi restate a casa.

A spron battuto, Ricciardi e Crisanti promuovono in coro la necessità di un nuovo lockdown totale, perché la cosidetta variante inglese del Covid sarebbe più pericolosa e l’Italia non è in grado di gestirla.

A ciò seguono gli interventi di altri esperti, non tutti favorevoli al lockdown, quelli di vari politici, favorevoli e non: la prima grana per Mario Draghi è tutta qui e arriva lo scontro anche tra ministri, governatori, ecc. Del resto, la conferma di Speranza è un atto politico, non certo meritocratico, essendo stata la gestione Covid italiana una delle peggiori al mondo e questa chiusura last minute non può che generare caos.

Le esternazioni di questi personaggi, che hanno avuto grande visibilità grazie alla macchina della propaganda innescata dal passato governo Conte, vanno comprese come un tentativo di mascherare i propri errori, rinnovando la grande narrazione terrorizzante iniziata un anno fa con le bare sui camion dell’esercito. Si tratta, in buona sostanza, di legittimare tutto l’anno passato e di mettersi al riparo da tagli di teste: se non è caduta quella del ministro, nonostante i fallimenti, è lecito pensare che avvengano sfoltimenti verso il basso.

Il problema è che ormai sembra impossibile negare che un altro approccio sarebbe stato possibile, tanto è che vero che diversi media, prima ben allineati alla narrativa governista, da un po’ hanno iniziato a fare le pulci a personaggi come Arcuri, Speranza, ecc. Si pensi alle inchieste di Report, allo scandalo del piano pandemico mancante che si è tentato di nascondere, alle commesse milionarie in cambio di poco o nulla, al fallimento iniziale del piano vaccinale.

Laddove fino a 6 mesi fa tutti i media, o quasi, erano allineati a glorificare il modello italiano, oggi si iniziano anche a leggere articoli in cui si mette in dubbio l’efficacia del lockdown, specialmente se non coadiuvato da un efficiente sistema sanitario e dal tracciamento, ma soprattutto è abbastanza facile trovare informazioni che smontano le bufale: la variante inglese non uccide di più, è semplicemente più infettiva, quindi se le colpe sono del sistema sanitario, della mancanza di vaccini e tracciamento, tutto il resto è noia.

Questa prima crisi segna il passaggio di consegne tra Conte e Draghi. Non essendo stato rimosso Speranza, un atto politico che deve dare conto alla quota di governo del PD, adesso tutti gli altri sanno che possono fungere da capri espiatori: CTS, Arcuri, ecc. Non deve quindi sorprendere questo fuoco di paglia, acceso da chi è ben consapevole che, col ritorno alla normalità, dovrà tornare nel dimenticatoio e magari rispondere anche dei danni fatti.

PS. Se su Repubblica non si parla più di “virus nell’aria”, ma di “modello svedese”, allora qualcosa è veramente cambiato, magari non tanto a livello socio-sanitario, ma come allineamento di poteri e lobbie