Videogiochi, youtube e serie tv: politiche del godimento nell’era digitale

Capitalismo&Candy Crush di Alfie Bown è uscito per i tipi di Nero – Not Editions alla fine del 2019 e non potrò fare a meno di parlarne in prima persona per tutta la durata di questa recensione. I motivi sono tanti, a partire dal fatto che l’imperativo del godimento evocato da Bown mi ha imposto di osservare con attenzione il video su YouTube di Gangnam Style del rapper koreano Psy. Nel guardare divertito, ho subito pensato: come ho fatto a non vederlo prima d’ora, dato che è uscito nel 2012?

La risposta è semplicissima: tutto merito dell’analisi di Alfie Bown, che mescola Psy con Miley Cyrus e Game of Thrones. Essendo un accanito lettore di George R. Martin e apprezzando dal punto di vista estetico il fenomeno del twerking, recentemente sdoganato col passaggio di Elettra Lamborghini sul palco di Sanremo, questo saggio mi ha spiazzato in alcuni frangenti, pur trovandomi d’accordo su quasi tutto. Del resto, non è solo la performance artistica che conta, bisogna guardare alla cornice culturale in cui è inserita e al medium che la veicola; affermazioni che potrebbero apparire banali, eppure spesso è tutto qui l’errore più comune nell’analisi mediologica, con la relativa trappola della distinzione tra cultura alta/bassa.

Per scovare l’essenza di questo libro bisogna essere pazienti e arrivare fino in fondo: “esiste un eccesso di godimento che resiste a ogni tentativo di razionalizzazione e codifica da parte del nostro linguaggio, che pure si sforza di spiegare ogni forma di piacere”. Il saggio di Bown è molto denso e occorre una certa preparazione per poter essere goduto in tutto il suo eccesso: mettere assieme videogames, youtube e smartphone, con Lacan, Foucault e Bourdieu, non è semplice. Operazioni del genere vengono fatte, spesso a sproposito, per nutrire la grande narrazione tecno ottimista del consumatore totale immerso nel flusso neo-televisivo delle piattaforme digitali, ma non è assolutamente questo il caso. Anzi, Capitalismo&Candy Crush è un ottimo strumento per smontare l’apologia del consumo illimitato che si serve di elementi culturali “sovversivi”, pur di giustificare le sbornie digitali. Insomma, citare Deleuze per spiegare cose a caso non ci salverà dal binge watching, o dalla dipendenza da Footbal Manager e Angry Birds.

In questo senso, ecco un passaggio fondamentale: a partire dalla teoria critica di Adorno, Bown afferma che la cultura pop funziona in modo egemonico, quasi una forma di “totalitarismo soft”, piuttosto che “un’espressione di resistenza a strutture di potere oppressive”. Un concetto che può aiutare a comprendere l’ambiguità dell’ultimo decennio, in senso politico, artistico ed espressivo: come si può pretendere di fare la rivoluzione da ospiti in casa del padrone? Per meglio dire, continuare a cliccare su un touchscreen per cambiare l’ordine delle cose serve a poco: a quel punto, meglio solo giocarci con lo smartphone… per tornare a fare politica in altri spazi, liberi e non regolati dal “discorso del padrone”.

Non bisogna però intendere questo lavoro come un invito alla disconnessione, allo spegnere tutto per rintanarsi in un qualche luogo libero da “distrazioni improduttive”. Bown invita a considerare “il nostro godimento non come qualcosa di naturale, bensì come qualcosa che ci influenza, ci struttura come soggetti”. E ancora “il godimento è funzionale all’ideologia. È un’arma che introduce divisioni culturali”. Il godimento, sia esso produttivo o improduttivo, concorre alla strutturazione della soggettività capitalistica tardo liberale, quindi sta a noi esserne consapevoli e trarre le logiche conseguenze.

La radicalità dell’approccio di Bown risiede anche in questo spazio volutamente lasciato aperto; un libro senza proclami, o ricette miracolose per modi alternativi di godimento. In un momento in cui imperversano analisi su come “la sinistra” dovrebbe/potrebbe riprendersi alcuni spazi (culturali, politici, altri?) che sembrano rigidamente egemonizzati dall’anarco-capitalismo e dall’alt-right, Capitalismo&Candy Crush offre buone ragioni per dubitare di chiunque faccia discorsi del genere.

Un atteggiamento che emerge anche nell’eccellente introduzione all’edizione italiana: “i media digitali e le strutture proprietarie che li sostengono hanno introdotto nuovi meccanismi che anticipano, prevedono e predispongono il mondo sulla base dei nostri desideri. Anche per questo motivo, una riflessione sulle politiche del godimento è oggi imprescindibile”.