Covid19 Psycho Circus

Trasformare la tragedia in farsa, mescolare il drammatico con il grottesco: la pandemia all’italiana è un format piuttosto logoro. Sin qui il lettore potrebbe pensare: il tragicomico è un tratto dominante della cultura nazionalpopolare, così ben messo in scena da centinaia di film da Fellini a Scola, Monicelli, ecc.

Quindi ce lo potevamo aspettare. Certamente, ma il modo in cui ci si è arrivati è veramente notevole, tra dilettantismo, decisionismo paternalista, sceriffate in diretta facebook, elicotteri da Barbara D’Urso. Del resto, in questa storia qua mica ci sono i maestri del cinema italiano, ma Conte, Casalino, Renzi, Salvini, Di Maio, ecc.

Riassumiamo: a fine 2019 il Covid inizia la sua strada, in Cina, probabilmente tra mercati/macelli a cielo aperto di animali di piccola taglia: il virus infetta lo Huabei e la più famosa Wuhan. Per i primi mesi il regime cinese glissa, sopisce, vaporizza medici e giornalisti colpevoli di denunciare l’epidemia. L’OMS a libello globale un po’ tiene bordone ai cinesi, un po’ attiva un minimo di protocollo emergenziale, ma nessuno prende sul serio la minaccia.

In Italia, nonostante si sapesse già da gennaio (quindi probabilmente a livello di intelligence si “sapeva” da dicembre), il governo fa finta di nulla, segue pedissequamente la linea del fido regime cinese: l’epidemia non esiste, è una semplice influenza, solo un po’ più aggressiva. Fa niente che Wuhan e la Lombardia siano collegate da tutta una serie di rapporti commerciali e che la comunità cinese, a cavallo delle feste, faccia avanti e indietro dal paese.


A giochi fatti, mesi dopo, il governo italiano sostiene che il piano emergenziale c’era già a gennaio/febbraio, ma non si è voluto “spaventare gli italiani”. Se ciò corrisponda o meno a verità, impossibile saperlo, ciò che sappiamo con sicurezza è che durante i primi mesi del 2020 il governo decide di non intervenire in quei focolai che poi, di fatto, rendono la Lombardia una grande anomalia.

Non intervenendo subito nei focolai epidemici iniziali, evitando di fermare la produzione in quei luoghi ad alta industrializzazione (e popolazione), il governo compie un errore imperdonabile. Come verrà poi confermato, l’inquinamento atmosferico, l’alta densità abitativa, la forte mobilità, danno al virus l’ambiente perfetto per proliferare.

Quando è troppo tardi, a marzo, il governo decide (dato che non voleva spaventare gli italiani) di adottare le misure più drastiche in termini di chiusura dei cittadini al di dentro delle mura domestiche: nessun paese europeo ha adottato criteri simili, ciò nonostante l’Italia è uno dei paesi peggiori ad aver gestito la pandemia. Questo perché 1 contagio su 2 è avvenuto nelle case di cura, i centri per anziani divenuti luogo di strage, 1 contagio su 4 è invece avvenuto tra le mura domestiche (se chiudi in casa gli asintomatici, infettano il resto della famiglia), 1 contagio su 10 è avvenuto negli ospedali (perché, a differenza che in Cina, in Italia non ci sono stati cordoni sanitari).

Insomma, circa l’80% dei contagi è avvenuto senza che il famoso “modello italiano” di lotta al Covid19 potesse produrre effetti. Tutto ciò mentre i media mainstream creavano una cappa di iperrealtà, lodando il “modello italia che tutti ci copiano”, gufando contro i paesi stranieri che adottavano misure diverse: robe da Minculpop, con la potenza di fuoco a reti unificate: tv, stampa, social media.

Questa costruzione di una realtà alternativa dove il “modello italiano” è il migliore del mondo ci ha anche dato la possibilità di assistere a intrepidi inseguimenti di elicotteri delle forze dell’ordine alla caccia di corridori solitari, sparuti bagnanti su spiagge deserte, rari bivacchi in sperduti prati e boschi. Roba che, se si facesse per il crimine tradizionale, mafia e camorra sarebbero finite da un pezzo.

Un delirio da film distopico, ma è il prezzo da pagare quando sul banco degli imputati si mettono i cittadini, piuttosto che il sistema stesso che ha colpevolmente lasciato che il virus proliferasse. Nessuna parola sul modello di sanità lombarda, che produce danni come quello USA: sicuri che le privatizzazioni siano il massimo? Nessuna parola sui comportamenti che, realmente, potrebbero incidere sui contagi: mantenere alta l’attenzione su igiene e cura (della persona e degli ambienti), distanziarsi fisicamente (pur facendo le normali attività quotidiane), fare attenzione ma senza perdersi nella paranoia.

No, la caccia all’untore, le credenze pseudo-scientifiche in prima pagina (Repubblica – Il virus é nell’aria), il dispositivo lombrosiano per addossare la colpa ai “furbetti”, l’elevazione delle forze di polizia/militari a custodi del benessere biopolitico: roba da regimuccio di altri tempi. O roba da regime cinese, se non fosse che in Cina sono talmente abituati a gestire queste cose, che riescono comunque a ottenere dei risultati. Noi, al massimo riusciamo a fare pubblicità a Bending Spoons.

E allora, se il popolo ha bisogno di tamponi, il governo tira fuori i droni. Se c’è bisogno di ancora più tamponi e di prevenzione, allora il governo impone, ma senza neanche troppa decisione, di usare le mascherine ovunque e sempre, anche se scientificamente non sono testate e servono a dare un senso fittizio e simbolico di protezione: un po’ come proteggersi dal virus col segno della croce.


Nella fase iniziale della crisi, quando metà governo voleva “chiudere tutto” e l’altra metà “riaprire subito”, ancora ci si poteva tutto sommato concedere un legittimo beneficio del dubbio: riusciranno i nostri eroi a compiere le scelte giuste, dopo un’iniziale fase di supercazzole? Certo, stiamo parlando di una delle classi politiche più inadeguate degli ultimi decenni, espressione del complottismo digitale, delle ricerche su internet per curare il cancro col bicarbonato, politici capaci di credre alle più grosse e spettacolari fandonie, se queste producono engagement sui social media e voti su Rousseau.

Aggiungiamo a questo una compattezza monolitica del sistema dei media e dell’informazione: da una parte la verità vera e provata, anche se “il virus è nell’aria” e “le mascherine non sappiamo se funzionano o no”. Come dicevamo in apertura, il tragicomico carattere nazionalpopolare, l’italiana impossibilità di abbandonare la superficialità, la trascuratezza, l’incapacità di rinunciare al sensazionalismo da quattro soldi, la tendenza a essere faciloni (tanto nel preoccuparsi che nello sminuire): l’emergenza drammatica del Covid ha letteralmente pascolato in questo campo.

Ancora, i numeri falsati, le statistiche date alla carlona, infine Conte che decide di non riaprire in base a uno studio che ha ampiamente sovrastimato la popolazione italiana: è l’iperrealtà, bellezza e tu non ci puoi fare nulla. O meglio, mentre le task force antibufala chiudono blog da quattro soldi e profili social di ciarlatani (quasi) innocui, il governo, Burioni, Repubblica, possono dire qualsiasi corbelleria, anche se va a danno di un intero paese.


La politica in tutto questo gran trambusto ha comunque trovato il tempo di spartirsi le nomine sulle aziende a partecipazione statale, con un redivivo Renzi che sembrava Mastella: con un partitino da 3-6% far ballare la maggioranza, passando all’incasso sui nomi da confermare. Tutto ciò mentre il M5S continua a sfaldarsi (forse solo in apparenza) tra governisti e rivoluzionari, pur accaparrandosi il giusto nelle nomine e il centrodestra, archiviata per ora la bestia salviniana, sembra vedere l’ascesa della Meloni, diventata di colpo strenua difensrice delle libertà costituzionali e dell’esercizio democratico.

Ora, che i decreti emanati da Conte siano stati sin qui piuttosto dubbi, anticostituzionali e ricchi di autoritarismo, non c’è dubbio. Il dubbio viene invece quando Salvini e Meloni, con la scusa di fare videazzi per youtube e propaganda spiccia, si spacciano appunto per i salvatori della patria. Molto probabilmente, se in questa crisi ci fossero stati loro al potere, la svolta autoritaria sarebbe stata molto più decisa e le forze dell’ordine si sarebbero sentite molto più tutelate nei loro abusi.


Finché dura l’emergenza, durano Conte e il suo governo. La tendenza a spacchettare il potere in tante task force, rivelatesi poi inutili, e al contempo a centralizzare su di sé la comunicazione e la gestione come se si trattasse di propaganda politica, terreno in cui sindaci e governatori hanno banchettato a seguito, ha indispettito finanche la Chiesa. Fin qui Conte è stato un buon servo di Confindustria e di tutti quei poteri che hanno benedetto questo governo (non importa se nella prima o seconda versione), ma il conto di questa crisi sarà duro da saldare.

Chiunque venga dopo, probabilmente cambierà poco: si sono gettate in modo quasi stabile le fondamenta per la cinesizzazione del paese. Se questa crisi riesce a erodere definitivamente il risparmio e il patrimonio immobiliare di ciò che resta della classe media, appiattendo tutto verso il basso, la finanziarizzazione selvaggia ridurrà le possibilità di sviluppo dei cittadini, costringendo buona parte di essi a lavorare per la sopravvivenza.

Una caduta verso il basso potrebbe forse aprire gli occhi di molte persone, che di colpo potrebbero rendersi conto di quanto l’epidemia possa essere reale, nei suoi effetti biologici o sociali, più per i comuni cittadini, laddove di politici, industriali, calciatori e veline, non paiono riempirsi le statistiche di morti e fallimenti.

Alla fine del circo, se lo spettacolo è deludente, pagano gli spettatori e i mestieranti, non certo i padroni.

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