Il China-washing accelera

Leggere la situazione attuale, senza prima contestualizzare il tutto in una prospettiva geopolitica e strategica, è completamente inutile. L’Italia è il perno dell’Unione Europea e in questo momento ci sono almeno due grandi forze che premono per far saltare tutto: Cina e Russia. Il populismo euroscettico in Italia del resto guarda da tempo a questi due paesi e lo svuotamento della politica prodotto in questi ultimi 10 anni, finisce per incidere parecchio sulle posizioni ondivaghe assunte dai leader nostrani: non essendo più capaci di guardare all’interesse nazionale, pensano più che altro a favorire chiunque li appoggi dall’esterno.

Una dinamica del genere è stata la costante dei leader populisti, da Renzi a Salvini, laddove il primo aveva scelto di essere alfiere di una parte del deep-state americano e il secondo ha invece, nel corso del tempo, provato a rispondere alle sirene dell’internazionale populista, da Trump a Putin. Eppure, anche la Lega, assieme al M5S, si è fatta garante dell’accordo con la Cina, la famosa via della seta. Ecco perché bisogna leggere con attenzione il rientro in scena di Alessandro di Battista.

La Cina in questo momento ha bisogno di ripulirsi l’immagine, per questo alimenta il complotto del virus “portato a Wuhan dagli americani”, mentre Trump continua a parlare di “virus cinese” e attacca l’OMS, un’organizzazione che ha mostrato parecchie lacune e che, in buona parte, ha agevolato l’iniziale insabbiamento cinese dell’epidemia. In Italia è finito nell’occhio del ciclone Walter Ricciardi, uno dei frontman dell’OMS, fin qui prodigo di dichiarazioni contradditorie (si pensi alle giravolte sulle mascherine), talvolta apocalittiche (a sentir lui, quest’emergenza sarà infinita).

Di Maio, come ministro degli esteri, sin qui è stato in prima linea, militarizzando il Tg1 e mostrando continuamente gli aiuti degli amici cinesi. In ballo non c’è solo un’alleanza commerciale, ma anche un’influenza sociale di non poco conto: la Cina ha bisogno di legittimare non solo la narrazione della pandemia, ma anche il proprio modello di vita. In questo è l’Italia che le sta andando incontro, come testimonia la volontà di affidare a una società che produce app di gamificazione e quantificazione digitale, la famosa app di contact tracing e al contempo lanciare anche un’altra app per l’identità digitale, che dovrebbe consentire di certificare spostamenti e stati di salute tramite qr code. Il modello del social network di stato e del social credit cinese, l’idea della gamificazione delle prestazioni sociali, delle attribuzioni di punteggi e patenti per consentire ai cittadini di esercitare i propri diritti, tutti elementi che, se dovessero entrare nel sistema Italia, mostrerebbero un’asse Roma-Pechino sempre più solido.

Di Battista ha usato facebook e Il Fatto Quotidiano per entrare a gamba tesa su elementi divisivi come il MES e tendenzialmente più di nicchia, come le nomine delle aziende partecipate, che interessano parecchio ai politici, molto meno alla stragrande maggioranza dei cittadini, figuriamoci ai tempi del virus. Senza entrare nel merito dei soliti cliché del Dibba, tanto vale soffermarsi su un singolo passaggio: “Senza l’Italia l’Ue si scioglierebbe come neve al sole. Poi un rapporto privilegiato con Pechino che, piaccia o non piaccia è anche merito del lavoro di Di Maio ministro dello Sviluppo economico prima e degli Esteri poi. E la Cina, ed è paradossale essendo stato il primo paese colpito dal Covid-19, uscirà meglio di chiunque altro da questa crisi. La Cina ha utilizzato al meglio il soft-power, è riuscita a trasformare la sua immagine da untore ad alleato nel momento del bisogno”.

Di Battista chiude con questa sinistra profezia (che ricorda molto i video di Gaia di Gianroberto Casaleggio, di recente citati dal figlio proprio in occasione della pandemia Covid19): “il mondo sta cambiando e la geopolitica, nei prossimi mesi, subirà enormi mutamenti. La Cina vincerà la terza guerra mondiale senza sparare un colpo e l’Italia può mettere sul piatto delle contrattazioni europei tale relazione”.

Le questioni interne al M5S sono da tempo irrisolte e in questo senso l’emergenza è stata un toccasana per Di Maio e il suo inner circle, idem per Casaleggio. Non è detto che Dibba stia attaccando tout court Di Maio, probabilmente il bersaglio grosso è Giuseppe Conte. Il presidente del Consiglio è stato fin qui “l’uomo forte al comando”, inoltre assume grosse responsabilità tanto su eventuali accordi economici, come il MES, tanto sulle nomine. Conte al momento gode di grande consenso, che è stato coltivato ed espanso grazie alla pandemia, ma più il tempo passa, più emergono i troppi errori e la grande incapacità nella gestione reale dell’emergenza. Fuori dalle dirette facebook, che aiutato i sondaggi, ma non il mondo reale, mentre i governatori e i sindaci si contendono le praterie mediatiche aperte da questo gigantesco apparato di propaganda emergenziale, avanza la consapevolezza che Conte, e il governo, hanno in buona parte delegato alle task force, agli esperti, alle forze dell’ordine, senza prendersi grosse responsabilità. Al momento, si porta avanti una quarantena surreale, senza sapere cosa fare per riaprire, senza un disegno strategico, senza volontà di prendere in mano il paese, in balia di sceriffi che sempre più si contendono i propri 5 minuti di gloria: non solo governatori e sindaci, ma polizziotti, giustizieri, delatori.

Quando l’emergenza sarà finita e il crollo finanziario si accompagnerà a una situazione psico-sociale disastrosa (bambini-adolescenti traumatizzati, milioni di disoccupati, depressione di massa, ecc.), probabilmente al M5S farà comodo tornare all’opposizione, oppure rifondare l’alleanza con la Lega: questo è probabilmente ciò che Dibba e molti altri pensano. C’è poi un’altra questione: il M5S al momento potrebbe essere scalato da Conte, ripreso da Di Maio, oppure tornare alle origini (con Dibba, appunto). L’incertezza può portare a una continuazione forzata dell’esperienza di governo, per paura di perdere consenso alle urne, oppure si potrebbe assistere a un progressivo logoramento e spacchettamento del M5S: l’OPA di Dibba è anche, probabilmente, un tentativo per riprendersi tutto, o almeno una parte, del movimento.

Un’ultima considerazione: in questo momento l’Italia sta vivendo la più grave sospensione della democrazia, della libertà e dei diritti universali, sociali e individuali, dai tempi del fascismo. Chissà se gli elettori pentastellati si sono resi conto che, al netto di Lega e PD, Conte è espressione diretta del M5S e che questa responsabilità, in sede storica, ricadrà in buona parte su di loro.