Epidemia, post verità e pensiero magico

Nei riti religiosi, soprattutto nei monoteismi abramici, spesso si assiste a riti di penitenza collettiva, pensati per placare l’ira divina. Laddove qualche secolo addietro avremmo, penso soprattutto a Italia e Spagna, esibito orde di persone nell’atto di flagellarsi le carni, imbastire autodafé, mettere al rogo eretici, espiare il digiuno e clausura per placare la grande peste, oggi assistiamo al rito collettivo dell’#iorestoacasa. Nella grande congrega dei social media, oggi si moltiplicano i post per certificare l’adesione al grande show, attraverso il quale corpo sociale e mente collettiva mettono in mostra il sacrificio, del singolo e di tutti, per provare a placare la pandemia.

Come già argomentato in post precedenti, lo scopo di questa colpevolizzazione di massa, della polarizzazione verso determinate figure – dapprima i runner, poi chi non indossa la mascherina – è perseguito dal sistema, politico ed economico, per evitare di affrontare le colpe reali: smantellamento della sanità pubblica, impreparazione agli eventi globali di natura catastrofica, incapacità di reazione rapida alla pandemia stessa. Non è necessario qui ripercorrere la serie di sciagurate decisioni prese dall’Italia in questo frangente: ormai, nonostante la strombazzata narrativa vincente del modello italiano, iniziano a emergere gli errori.

Non si sa se faranno ammenda coloro che erano chiamati a decidere: men che meno risulta probabile che la Cina dichiari prima o poi quanto hanno pesato i ritardi, le menzogne e gli insabbiamenti, nella prima fase dell’epidemia. Quello che sembra certo, al momento, è che l’intero popolo italiano è chiamato al sacrificio. Con la prossima spettacolare operazione di contenimento (pattuglie, droni, sindaci che scimmiottano Mussolini), proseguirà per tutto il mese di aprile la persecuzione del singolo, la ricerca spasmodica del cittadino indisciplinato.

Cittadini da sorvegliare e punire, invitati alla delazione: tutto pur di evitare qualsiasi focus verso la responsabilità della classe dirigente. Una classe politica che ha ignorato per due mesi l’epidemia, allineandosi alla narrativa del regime cinese, per poi reagire in maniera schizofrenica alla scoperta dei primi focolai: chiudiamo tutto, ma Milano deve ripartire, chiudiamo qualcosa a seconda dei dettami di Confindustria, zona rossa, arancione, gialla. Introducendo misure via via sempre più limitative, mettendo un paese agli arresti domiciliari, in un modo che non ha pari nel resto del mondo, la spettacolarizzazione del Covid ha prodotto sempre nuovi capri espiatori: gli sportivi solitari, il runner, il cittadino che passeggia, gli anziani che vanno più e più volte a fare la spesa, i genitori che chiedono aria per i bambini. Quando tutto ciò sarà finito, ci ritroveremo con un paese avvelenato nella psiche, con l’immagine residua di questi obiettivi sui quali si è scaricata una colpa enorme: il contagio, è colpa tua se c’è il virus!

Quando tutto sarà finito, milioni di italiani avranno ricevuto un condizionamento mentale che li porterà a odiare chiunque abbia riservato per la propria persona un po’ di libertà, chiunque voglia avere uno stile di vita diverso da quello prestabilito per decreto legge.

Il pensiero magico del resto ha accompagnato anche alcuni interventi “scientifici”, si pensi al balletto sull’uso delle mascherine: servono, non servono, è avvelenata l’aria, no solo quella all’interno di edifici con molte persone, ecc. Alla fine metteremo tutti le mascherine come se fossero corone d’aglio contro i vampiri: del resto il Covid pare provenga dai pipistrelli, magari una mascherina all’aglio è quello che ci vuole e si rivelerebbe utile anche per il distanziamento sociale.

Rispetto alla post-verità, mentre il governo ha pensato di delegare una sorta di ministero della verità alla caccia delle bufale online, nessuno ha pensato che se le narrative complottistiche restano in fondo dei passatempo quasi innocui, finché non sfociano nelle cure fai da te a base di bicarbonato e limone, nel frattempo le grandi fake news girano sui media mainstream. Ma cosa si può pretendere da un governo sin qui prono al regime cinese?

Ultimo appunto sulla post-verità: essa è sempre stata un problema dei social network commerciali di massa. Allora qualcuno dovrebbe spiegare perché sin qui la comunicazione della crisi si è svolta proprio in questi canali. Certo, l’occasione di fare cassa di like è sembrata ghiotta a tanti, così come andare nel salotto televisivo dalla D’Urso per pregare in diretta, o per spiegare la “fase 2”: alla fine, ogni tragedia in questo paese diventa una farsa nazional-popolare.

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