Popultainment

A fine gennaio Conte sosteneva che l’Italia era già pronta per il Covid. Restando appiattito sulla linea del regime cinese, l’Italia ha per i primi mesi del 2020 fatto finta di nulla, o quasi. Oggi che la pandemia è grave, Conte si è scoperto decisionista e, scavalcando il Parlamento, sta giocando coi decreti d’urgenza, che si accompagnano alle dirette facebook.

Popultainment significa fare politica attraverso un rapporto gamificato, all’interno di una cornice di intrattenimento, comunicando con uno stile populista. Non si capisce perché Conte debba usare un metodo del genere in un momento in cui la comunicazione della crisi necessiterebbe di uno stile maggiormente formale, scarno, lontano dai toni della propaganda elettorale.

Soprattutto, in momento così cruciale, non si capisce perché affidare comunicazioni d’interesse nazionale a uno strumento proprietario nord-americano, ovvero il social network di Mark Zukerberg. O meglio, la ragione è facilmente intuibile: Conte preferisce usare uno strumento dove l’unica interazione può essere lo sfogo emozionale, gamificato attraverso l’interfaccia di Facebook, e allora via a cuoricini e like, piuttosto che permettere a giornalisti e altri di intervenire in maniera più approfondita.

Altro elemento assolutamente deprecabile, la strategia del leak: si fanno uscire le anticipazioni per tastare il sentiment del pubblico e poi si corregge il tiro via via che bisogna ufficializzare il decreto. Esempi pratici: quando si è provato ad anticipare una possibile riduzione dell’orario dei supermercati, la gente si è accalcata in fila sin dal mattino, ottenendo l’effetto contrario. La misura non è stata in seguito adottata. Ben più grave, l’anticipazione sulla chiusura totale dei reparti produttivi: quando Confindustria ha appreso l’anticipazione e alzato la voce, via via il listone di attività derubricate da non necessarie a necessarie è aumentata, causando malcontento nei sindacati e nei lavoratori, mostrando ancora una volta che la terribile crisi sanitaria del Covid non si ferma davanti all’interesse del capitale.

Tra le ultime parole interessanti da analizzare nel discorso del 24 marzo, quelle sulle autonomie regionali: “La disciplina di cornice ce la riserviamo noi come governo, ma lasciamo la possibilità alle regioni di fronte a specifiche situazioni, la possibilità di adottare anche misure ulteriori”. Un modo come un altro per dare libero sfogo ai governatori in cerca di visibilità, come De Luca, lavandosi le mani delle responsabilità e dando ancora più adito alle forze militari e di polizia di interpretare a proprio piacimento i dispositivi di sicurezza.

Infine, rispetto al possibile sciopero dei benzinai, Conte ha annunciato una sorta di precettazione; questo governo non farebbe mai uno sgarbo ad Amazon e alla logistica, vero? Poi una chiusura in perfetto stile Tatcher – There Is No Alternative: “I sindacati sanno che le porte di Chigi e dei ministeri sono sempre aperte. Per me il metodo migliore è il confronto. Ma la possibilità di decisione spetta al governo. Non possiamo introdurre modalità di codecisione come nella concerteazione degli anni 90 che è un periodo superato”. “Stiamo facendo degli aggiustamenti coinvolgendo anche i sindacati che non sono rimasti soddisfatti per alcune scelte. Mi auguro che non ci siano scioperi di sorta. In questa fase il paese non se lo può permettere”.

Insomma, il bastone e la carota, come pure in occasione dell’anticipazione uscita sulla possibilità di estendere la zona rossa fino al 31 luglio, ripresa solo come una possibilità, ma senza dare rassicurazioni specifiche. Forse, tra qualche anno saremo pronti a ragionare meglio sul perché il popultainment è la politica peggiore di questi anni. In attesa, cliccate amen e convididete una preghiera per San Giuseppi Avvocato d’Italia.