Un’estate fa, il governo di noi due

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La formazione del governo legastellato è sembrato un grande atto di forza per un Luigi Di Maio alla prima esperienza seria in ambito istituzionale. A un anno di distanza, il bacio della morte di Salvini si rivela vincente, avendo in parte svuotato l’essenza del M5S, ormai balcanizzato e sin troppo legato agli interessi privati della Casaleggio Associati, piuttosto che a quelli del paese-nazione.

C’era una volta il contratto di governo, con l’avvocato Conte garante del popolo e i due alfieri, Salvini e Di Maio, pronti a cambiare l’Italia. Cosa resta di questa narrazione a un anno di distanza?

Poca roba. Salvini è il grande vincitore e l’episodio Sea-Watch con l’arresto di Carola Rackete conferma la facilità di macinare consenso da parte della Lega sul tema immigrazione.

Il nazional-populismo sovranista di Salvini si candida a essere il futuro asse del nuovo centrodestra con la Meloni e quel che resta di Forza Italia, in una sorta di grande narrazione che mette al centro dell’agenda politica gran parte dei temi sdoganati per anni dai partiti di estrema destra, in una sorta di alt-right all’italiana che aspira a seguire la scia di Trump, come in passato Berlusconi fece con Bush.

Semplificando al massimo i temi di questo progetto politico, affiorano tutti i grandi complotti, – piano Kalergi, signoraggio bancario, negazionismo scientifico – che possono essere sintetizzati così: “abbiamo già visto i professoroni all’opera, ce ne freghiamo dei cosiddetti competenti, vogliamo emettere moneta nazionale e slegarci dall’Europa, chiudiamo le frontiere, al rogo negri, froci, comunisti, femministe, ecc.”

L’efficacia di questo immaginario è indubbia e l’egemonia mediatica di questo asse politico, che spopola tanto in Tv che su Facebook, è chiara. Il problema è che occorrerebbe fare cassa subito, andando a nuove elezioni, ma è difficile mandare gambe all’aria questo governo in maniera indolore e Salvini è probabilmente l’unico che ha l’interesse a farlo.

Questi i motivi:

  • La Lega in caso di crisi potrebbe dire che a causa del contratto di governo e dei limiti imposti dal M5S non riesce a fare ciò che i suoi elettori desiderano, uscendone rafforzata, ma
  • il presidente Mattarella potrebbe dare incarico esplorativo a qualcuno in grado di trovare una maggioranza trasversale, nella quale molti parlamentari alla prima legislatura confluirebbero (anche per poter maturare la pensione), inoltre
  • gli alleati di Salvini, soprattutto la Meloni, sanno che conviene far sgonfiare la bolla di entusiasmo intorno al frontman leghista, aspettando il progressivo scioglimento delle truppe berlusconiane e preparandosi al meglio per le future elezioni, con una coalizione più equilibrata, anche perché
  • proclami a parte, chiunque abbia un minimo di competenza geoeconomica, strategica e politica, sa benissimo che l’Italia è un paese senza materie prime, che vive di export e turismo, e occorrerebbe una visione d’insieme concreta per avviare una pratica negoziale seria per poter uscire dall’euro e avviare un nuovo corso monetario, motivo per cui
  • la propaganda di Salvini è destinata a restare tale, mentre nelle retrovie occorre lavorare per capire davvero cosa fare: coi proclami e la propaganda si vincono le elezioni, ma governare è un’altra cosa e gli italiani, specialmente quando arriva Ferragosto e poi Natale, iniziano a farsi i conti in tasca e a berciare contro chiunque in quel momento sia al potere.

Il M5S non finisce certo qui, non deve ingannare il 17% preso alle Europee, elezioni nelle quali i pentastellati non hanno mai brillato; il Parlamento Europeo è un oggetto estraneo, quasi ostile ai grillini, che non hanno una collocazione vera e propria e già in passato hanno mostrato ben poca sostanza alle prese con la realpolitik d’oltralpe.

Il logoramento interno dell’inner circle costruito intorno a Di Maio dalla Casaleggio Associati è evidente, il posizionamento di Di Battista va letto proprio nel senso di un avvicendamento ormai prossimo, in caso di catastrofe, o di rimpasto.

Questo governo difficilmente cadrà, anche se il rimpasto appare un’arma spendibile da Salvini nei confronti di Di Maio, che nel frattempo può solo sperare in grane giudiziarie della Lega per avere qualcosa da mettere a proprio favore sulla bilancia.

Lo stesso Conte può diventare un ostacolo per Di Maio, in quanto la volatilità dell’elettorato del M5S potrebbe essere preda di un futuro partito fondato dall’attuale primo ministro. In tal senso, la territorialità di Lega, di FDL e del (ciò che rimane) PD può rappresentare nel lungo periodo un grattacapo per il M5S, che non a caso negli ultimi tempi ha rispolverato Di Battista per riaccendere gli animi.

Tra la successione di Mattarella e la pletora di nomine ancora in ballo nel breve periodo, non ultima la lottizzazione dell’Agcom, un organismo centrale per permettere a Casaleggio di ratificare il proprio conflitto d’interessi (ugualmente a quanto accadeva ai tempi d’oro del berlusconismo), è difficile credere che a breve ci possa essere una crisi di governo degna di questo nome. Chi ha voglia di fare opposizione è il benvenuto, dato che finora si è visto ben poco.