A chi interessa il conflitto d’interessi?

Il M5S è la prosecuzione del renzismo, che a sua volta nacque come estensione del berlusconismo. Questo post è di analisi, niente licenze poetiche o dispositivi narrativi, cercheremo di capire come il vecchio e il nuovo della politica italiana sono in realtà talmente contigui da risultare né vecchi né nuovi, né di destra né di sinistra, semplicemente uguali.

Sul finire del governo Renzi partono alcune mosse strategiche piuttosto importanti: regalie ad Apple e IBM e soprattutto il caso IsiameD, 3 milioni di finanziamento che il 27 dicembre 2017 fecero gridare allo scandalo. Lo scandalo IsiameD in poche parole: dare un sacco di soldi per l’innovazione digitale a una società che col digitale ha poco a che fare, ma che in compenso si occupa di rapporti tra Mediterraneo e Cina. La stessa Cina che produce tutto, dai dispositivi Apple a quelli Huawei oggi nell’occhio del ciclone.

La faccenda IsiameD è stata giustamente liquidata dall’attuale governo che ne ha abrogato i fondi. Stiamo parlando di lobbying, cambia il gruppo di potere in carica e sposta gli interessi altrove. Ovvero verso l’azienda che controlla uno dei partiti del contratto di governo, la Casaleggio Associati. Formazione digitale, e-commerce, nuove tecnologie: le parole chiave intavolate dall’attuale fronte di potere dicono che per i prossimi anni bisognerà parlare di blockchain, 5G, IOT-internet of things.

Il conflitto d’interessi del M5S-Casaleggio Associati è decisamente più pericoloso e subdolo di quello berlusconiano, per i seguenti motivi:

  • Forza Italia e il M5S sono partiti che nascono entrambi come estensioni di gruppi di potere privato.
  • Berlusconi partiva da un potere molto concreto (edilizia, supermercati, assicurazioni) e allo stesso tempo immateriale (cinema, tv, calcio), al massimo del suo splendore. Infatti riuscì a vincere subito le elezioni. Il potere berlusconiano ha condizionato in maniera irreversibile questo paese, ma nel quadro di una più ampia trasformazione globale, innescata in gran parte dalla caduta del Muro di Berlino.
  • Casaleggio non ha vinto subito le elezioni, ha dovuto aspettare un bel po’ di anni per arrivare al vertice con il suo prodotto politico. I semi lanciati da Gianroberto, i frutti raccolti da Davide, nel mezzo tanti altri attori, non solo Grillo, Di Battista e Di Maio. L’Italia è arrivata un po’ in ritardo nell’infosfera digitale anche per via dell’insistenza videocratica di Berlusconi; mentre lui continuava a imperversare a reti unificate il M5S faceva astroturfing, propaganda algoritmica, colonizzava la blogosfera prima e i social network poi.
  • Con le accelerazioni digitali del’ultimo quinquennio 2013/2018 è come se fosse caduto un secondo muro di Berlino, stavolta invisibile, un confine immateriale che però incide pesantemente sulla società. Il conflitto d’interessi di Casaleggio è molto più pericoloso perché riguarda il futuro, laddove quello di Berlusconi era rivolto perlopiù al mantenimento nel presente di un assetto già logoro e passato, figlio degli anni ’70-’80.

I numerosi punti d’intersezione tra le due creature politiche meriterebbero approfondimento, ma ci limitiamo qui a elencare quelli più evidenti: entrambi si posizionano contro i media tradizionali, favorendo i propri asset. Entrambi si offrono come prodotto alternativo alla politica tradizionale, squalificandone la professione e caratterizzando in negativo ogni aspetto culturale, storico e scientifico. In questo senso, la polarizzazione del M5S è molto più profonda e riguarda in senso lato tutto ciò che gli sia estraneo, un carattere piuttosto peculiare del settarismo e del totalitarismo.

L’esempio recente della delazione organizzata digitale su Rousseau, che offre lo strumento “Segnalazioni” per permettere di segnalare comportamenti scorretti e in violazione delle regole del Movimento 5 Stelle, è ben esplicativo di questa natura profondamente antidemocratica della creatura di Casaleggio, che replica in digitale la struttura del panopticon e la dinamica sociale degli arrampicatori sociali, disposti a tutto per mettersi in evidenza a scapito degli altri, dei diversamente “onesti”. 

Qui si apre un’altra porta scorrevole che mette in contatto diretto e contiguo il berlusconismo e il grillismo, ovvero gli scandali. Così come scivolavano addosso al ex Cavaliere, ugualmente i grillini riescono a scrollarsi di dosso gli scandali, riuscendo anzi a trarne vantaggio come faceva Berlusconi. L’azienda edile e gli abusi dei di Di Maio? Così fan tutti. L’azienda dei Di Battista non paga Inps, lavoratori e fornitori? Chi è senza peccato scagli la prima pietra! Per gestire un conflitto di potere e di interessi è fondamentale gestire questa dinamica comunicativa, trovare sempre lo spinning favorevole qualsiasi cosa accada.

Torniamo quindi al conflitto d’interessi, cui anche Il Fatto Quotidiano ha deciso di dedicare qualche pagina. Questo argomento è stato trattato ampiamente in quasi tutti i libri che parlano di Grillo/M5S/Casaleggio, da Grillodrome a Supernova a Un Grillo qualunque per citarne qualcuno, se ne sono occupati inoltre numerosi giornali. Se anche Carlo Tecce e Stefano Feltri lo fanno, sulle colonne di uno dei giornali filo-M5S per eccellenza, significa che non solo la punta dell’iceberg è visibile, ma che qualcuno ha iniziato a sbatterci contro.

Aziende pubbliche o private che pagano, comprovati innovatori o semplici avventurieri che accettano di collaborare, una miriade di convegni, ricerche finanziate, riunioni riservate: i tre ruoli di Davide Casaleggio stanno generando quel conflitto di interessi che i Cinque Stelle hanno sempre avversato. […] Gli imprenditori che incontrano Casaleggio parlano al manager privato, al filantropo culturale o al leader politico?

Le cene, i convegni e i soldi: la fitta rete Casaleggio-aziende
di Stefano Feltri e Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

L’articolo parte diretto col cipiglio del Travaglio che fu e ripercorre alcune vicende recenti, a partire dalla famosa cena romana di raccolta fondi per l’Associazione Rousseau, evento di lobbying cui era presente, poche ore prima dell’arresto per corruzione, Luca Lanzalone. Il faccendiere romano coinvolto in vari scandali è anche accreditato di aver scritto l’ultima versione dello Statuto M5S ed è un personaggio decisamente controverso.

Come già raccontato dal Fatto il 13 novembre scorso, il rapporto sulla tecnologia dei registri digitali (Blockchain) – scritto dalla Casaleggio Associati – ha mobilitato le più grosse aziende italiane. Il documento conta appena 51 pagine, inclusi articoli di giornale, un’ampia sitografia e tanti grafici, eppure è stato finanziato con ben 30 mila euro da Poste Italiane e altri 30 mila da Consulcesi Tech. Hanno partecipato alla ricerca 33 società che da quelle pagine di sicuro non avevano molto da imparare: Amazon, Assodigitale, Ibm Italia, Mediaset, Trussardi, Unicredit, Intesa San Paolo, Tim, Limonetik, Dnv Gl, Circle, Ez Lab, Sia Italia, Flix Bus. Quest’ultima, che ha scompigliato il mercato del trasporto su gomma, usufruisce da tempo della benevolenza del Movimento. Ci sono parecchie aspettative attorno alla blockchain. E il bilancio 2017 conferma che pure la Casaleggio Associati ci punta per aumentare i ricavi con le consulenze.

Le cene, i convegni e i soldi: la fitta rete Casaleggio-aziende
di Stefano Feltri e Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

La blockchain è una tecnologia quantomeno controversa, al momento gli studi di fattibilità sono abbastanza concordi sull’affermare che è inutile, ammenoché non vogliate minare bitcoin o altre criptovalute, competendo con le farm factory che consumano gigawatt h24 in Cina. Link all’approfondimento qui.

Poste Italiane, Tim, IBM, ma anche tutte le aziende che hanno rapporti di partnership con Casaleggio, anche gli OTT come Google, Amazon. Difficile dire oggi cosa succederà: la formula magica pronunciata anche da Il Fatto Quotidiano è tutta qui: “il bilancio 2017 conferma che pure la Casaleggio Associati ci punta per aumentare i ricavi con le consulenze”. Tutto ciò mentre in ambito europeo si pensa esattamente a fare il contrario, cioè “governare in ambito europeo  il futuro protocollo o i protocolli dominanti che diventeranno standard mondiali,  al fine di evitare che, come accaduto nello sviluppo  e nell’affermazione della rete internet, il vecchio continente, pur avanti nella ricerca, non riesca poi a sviluppare un contesto tecnologico all’avanguardia”. Detto in soldoni, evitare che i privati, le megacorporazioni e i governi mandino tutto in malora favorendo interessi particolari.

Il ministero dello Sviluppo di Di Maio ha mobilitato centinaia di milioni di euro in pochi mesi per la blockchain: 45 milioni di euro in un triennio con la manovra, 95 milioni li ha presi dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) e poi ha creato un fondo di Cassa Depositi e Prestiti per le nuove imprese. Il ministero sta per annunciare la lista dei 30 esperti – reclutati da aziende, università e società civile – che studieranno come e dove investire le risorse per far sviluppare un settore acerbo.

Le cene, i convegni e i soldi: la fitta rete Casaleggio-aziende
di Stefano Feltri e Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

Se siete arrivati fin qui nella lettua, allora c’è un meritato SPOILER: Casaleggio vuole implementare la blockchain in Rousseau per il sistema di voto online. Anche a costo di diffondere clamorose bufale, come dimostra l’ottimo fact-checking di Michelangelo Coltelli:
La bufala della votazione con la Blockchain in Sierra Leone
Nonostante il Paese abbia ufficialmente smentito l’uso del sistema in occasione delle elezioni di marzo 2018, la fake news continua a circolare.

Approfondimento su blockchain e sistemi di voto di Stefano Quintarelli

In una recente intervista a Lettera43, Davide Casaleggio ha affermato “semplificando, come negli Anni 90 il protocollo Tcp-ip ha generato internet e da lì i social media e l’e-commerce, dunque nuove modalità di scambiare informazioni, acquisire beni e anche relazionarci, oggi c’è la Blockchain, una nuova tecnologia destinata a impattare su tutti i livelli della socialità e del business. Ma non è l’unica: è piuttosto di uno dei quattro pilastri della quarta rivoluzione industriale assieme all’Internet delle cose, all’intelligenza artificiale e ai Big Data”. Il problema è tutto nella “semplificazione”, che impedisce di analizzare coerentemente il tutto e lascia passare informazioni tendenziose, poco corrette, utili ad alimentare la propaganda e a giustificare il conflitto d’interessi.

La faccenda si complica quando Davide indossa il cappello dell’Associazione Rousseau. A fine settembre Enrica Sabatini, il membro di Rousseau che da un po’ trascorre almeno tre giorni a settimana in Senato a sorvegliare il governo, ha invitato per conto di Davide una cinquantina di manager e intellettuali in Sardegna, a Calasetta. Obiettivo: riflettere sulla cittadinanza digitale e lanciare Rousseau Open Academy, una specie di ramo di formazione destinato ai militanti 5 Stelle.

Le cene, i convegni e i soldi: la fitta rete Casaleggio-aziende
di Stefano Feltri e Carlo Tecce, Il Fatto Quotidiano

L’articolo di Feltri e Tecce chiude a effetto così: curiosità a parte, cosa spinge persone dall’agenda molto fitta a spendere tempo e soldi per un weekend con Casaleggio? Molte delle aziende rappresentate a Calasetta sono le stesse che mirano agli affari con la Blockchain o che desiderano avere un governo per amico, come Google”.

Come già accaduto in passato Casaleggio si è affidato a un quotidiano avversario per ribattere, ovvero Il Corriere della Sera, cui anche Gianroberto si riferiva quando doveva annunciare qualcosa di importante. Questione di framing? Targeting? La lista potrebbe continuare, è chiaro che si tratta di scelte strategiche, dettate da precise logiche di marketing e comunicazione.

Emanuele Buzzi esordisce con la domanda diretta, “Davide Casaleggio, tra cene ed eventi lei sta diventando un punto di riferimento per fare lobby con Il M5S.” La risposta è da manuale: “«Sta scherzando, spero. Sono 12 anni che organizziamo eventi di questo tipo con la Casaleggio Associati e abbiamo sempre raccolto molti sponsor, ben prima che il Movimento fosse al governo». ”

Vale la pena analizzarla in dettaglio.

  • “Sta scherzando, spero”. A domanda diretta, Casaleggio risponde direttamente negando, senza argomentare.
  • “Sono 12 anni che organizziamo eventi di questo tipo con la Casaleggio Associati e abbiamo sempre raccolto molti sponsor, ben prima che il Movimento fosse al governo”. Queste parole sono in netto contrasto con la prima affermazione, con la candida ammissione che l’attività di lobbying è ormai ultradecennale.

Casaleggio sta offrendo ai partner una rete di contatti privilegiati per entrare nei nuovi business del digitale, quindi la traduzione di quanto sopra è in perfetto linguaggio istituzionale: la smentita ufficiale è quanto basta per restare nel politically correct, il resto della risposta parla a chi deve veramente capire il messaggio, ovvero “cari partner non abbiate paura, adesso che siamo al governo la nostra azione di lobbying sarà ancora più performante”.

Non a caso con la risposta successiva si rafforza il tema: Buzzi: “Allora come mai proprio ora che il M5S è al governo grandi aziende hanno deciso di finanziare il vostro studio sulla blockchain?” Casaleggio: «Le ripeto: abbiamo una storia che parla per noi; sponsor compresi. Negli anni abbiamo sempre affrontato temi di frontiera per il business delle aziende, raccogliendo molto interesse: come l’e-commerce, l’intelligenza artificiale, quest’anno era la blockchain, che è un’innovazione dirompente».

Venghino signori, venghino.

Non desta sospetti che il governo decida di stanziare fondi proprio sulla blockchain? E che esperti che hanno collaborato al suo progetto figurino tra quelli scelti dal ministero?
«In tutto il mondo si sta ragionando sulle possibili applicazioni. Per esempio, la prossima settimana ne parlerò a Dubai insieme al premio Turing Silvio Micali e a molti altri esperti internazionali. Credo sia necessario e indispensabile che il governo di un Paese come il nostro se ne occupi. Avrebbero dovuto farlo già da tempo, ben prima del 4 marzo. Sugli esperti non so a chi si stia riferendo, ma faccio presente che da sempre per le nostre ricerche cerchiamo di coinvolgere i maggiori esperti del settore».

Casaleggio: «Io farei lobbing? Non scherziamo, nuovo sito nel 2019» «Conflitto d’interessi e falle digitali» Adesso Rousseau diventa un caso. Davide Casaleggio: «Investiremo nella sicurezza». Ma Rosseau diventa un caso

L’intervista prosegue, Casaleggio paragona il sistema di Segnalazioni di Rousseau al whistleblowing e vende il suo prodotto come qualcosa di trasparente e garantito: solo qui ci sarebbe da fare debunking per un intero altro articolo, senza contare che il paragone col whistleblowing suona come una bestemmia in chiesa il 25 dicembre.

Come previdibile le risposte interessanti arrivano nel finale, quando Buzzi incalza sui problemi di sicurezza di Rousseau, Casaleggio risponde “contiamo di terminare entro la metà del 2019” e poi cala l’asso: «Stiamo lavorando per rendere operativo il voto su blockchain. A breve renderemo disponibile a tutti la pagina “Eletti”, un profilo che racconterà passo passo l’attività istituzionale e quella sul territorio di ogni singolo eletto».

Insomma Casaleggio dopo aver inizialmente negato i suoi affari di lobbying,  con altre parole le afferma con più forza, dando un messaggio molto chiaro per i portatori d’interesse, per i lettori de Il Corriere della Sera che certo non sono gli stessi de Il Fatto Quotidiano. Seguono due passaggi importanti per altri motivi ancora.

Quindi ci saranno novità nei prossimi mesi?
«Stiamo lavorando per rendere operativo il voto su blockchain. A breve renderemo disponibile a tutti la pagina “Eletti”, un profilo che racconterà passo passo l’attività istituzionale e quella sul territorio di ogni singolo eletto».
Il M5S sta cambiando.
«La piattaforma si è evoluta insieme al Movimento che è cresciuto negli anni. Oggi accanto a questo abbiamo anche la Rousseau Open Academy che è un luogo di riflessione su temi cruciali: i nuovi diritti digitali. Crediamo molto in questo percorso che sta raccogliendo sempre più interesse internazionale».

Il profilo Eletti significa creare un altro livello di intermediazione tra chi gestisce Rousseau/M5S e la platea di iscritti, attivisti o presunti tali, che vogliono aspirare a entrare in politica. Il riferimento alla Rouseau Open Academy è invece importante per un altro livello del conflitto d’interessi, quello che riguarda la penetrazione all’interno delle istituzioni, educative, scolastiche, sociali. Su questi temi la propaganda su Facebook sta diventando pressante, tanto che i video sono spinti di continuo, anche col sistema delle pagine collegate, come Paroleguerriere.info, che offre una prospettiva soluzionista e tecno utopica imbarazzante, riprendendo molti temi del primo Grillo.

Cosa resta alla fine di questa lunga disamina? Da un lato è chiaro che il conflitto d’interesse, passato in cavalleria con Berlusconi, risulterà sdoganato anche nel caso di Casaleggio. Inoltre, la maggiore pericolosità di questo nuovo conflitto d’interessi riguarda l’egemonia su tutta una serie di cose nuove a venire, di cui il potenziale è ancora parzialmente inesplorato. Motivo in più per fare finta di nulla.

Di Maio ha recentemente annunciato di voler cambiare la Costituzione nel 2019, il suo modello di reddito di cittadinanza è un workfare neoliberale non troppo diverso dalle misure già adottate in passato da Berlusconi e Renzi. I segni di continuità tra i precedenti governi sono allarmanti e il conflitto d’interesse è solo uno dei tasselli di un mosaico molto complesso, in cui il #governodelcambiamento si sta rivelando un tragico specchietto per le allodole, in un paese stanco, nevrotico, incazzato.