Così fan tutte

#governodeimeme

Che questo sarebbe stato il governo dei meme, coi suoi social media manager e con le supercazzole digitali, ce ne eravamo accorti da tempo, ma ogni volta i nostri eroi riescono a stupirci, portando sempre più in alto l’asticella.

Un insieme di cose che poi ridicolo non è, perché si tratta di iperrealtà a uso e consumo di una platea composta tanto da chi ancora ci crede in buona fede, tanto di adepti e fanatici. Parole grosse, forti, eccessive? Vedendo come è stata interpretata da molti fan la retromarcia sul deficit da 2,4 a 2,04 – chiaramente un numero scelto non a caso per creare false percezioni – non si direbbe, ma anche vedendo la quantità di ciarpame che i nostri beniamini mettono in circolo sui social a getto continuo.


“Viva Conte, ha mantenuto il 2,4%”. Sul gruppo Facebook M5S spopola l’equivoco sul deficit

Questo post in stile “la piaga dei cinquantenni su Facebook” serve a glissare sull’enorme batosta che l’Italia sta prendendo in campo internazionale e per mettere l’accordo con Jucker in secondo piano. Addirittura sul web è spuntato anche il video di una festa romana in discoteca per i pentastellati.

“Siamo stati fortunati” sembrano le parole perfette per capire che questo esecutivo vuole durare, che i parlamentari alle prese con la dolce vita romana tutto vogliono tranne che tornare nelle retrovie, a fare banchetti e prendere firme sotto la pioggia. Qui si fa politica o si muore, bisogna capitalizzare al massimo. Grande assente Di Maio, alle prese appunto con l’accordo con Juncker, che indebolisce la figura di Conte e disturba la campagna elettorale permanente. Ma finché dura la luna di miele con l’elettorato, questo sarà l’andazzo.

Dicembre è un mese particolare per la politica italiana, un po’ come i mesi estivi, quando si cerca di fare e disfare approfittando che gli italiani pensano ad altro. Il primo dicembre Salvini lanciava un messaggio distensivo a Bruxelles: “Troppi 16 miliardi per quota 100 e reddito di cittadinanza? Allora li sposto”. Di Maio ribatteva proponendo niente sanzioni per chi non rispetta l’obbligo della fatturazione elettronica, tassa sui rifiuti calcolata in base al numero degli occupanti e non più in base ai metri quadri della casa e l’autonomia alla Regione Veneto entro dicembre. Non potendo Salvini e Di Maio proporre anche una bicicletta con cambio Shimano e una batteria di pentole ai primi 100 chiamanti, nei giorni successivi si sono prodigati lanciando proclami random, contro la Fornero, a favore della Tav e del presepe, ecotassa sulle auto si/no/forse.

Le parole legastellate dei due condottieri italici in guerra con l’UE erano più o meno queste: “non ci siamo mai impiccati a uno zero virgola”,  “pensiamo ai cittadini e non ai numerini”.  Poi la calata di braghe, “ce lo chiede l’Europa”, mentre Grillo e Di Battista cercano di mettere  cappello sui gilet gialli e Salvini scrive messaggi in gergo bimbominkia davanti al Muro del Pianto, con la kippah in testa. Sembra una puntata di Boris, ma purtroppo non lo è.

Adesso il “vecchio ubriacone” di Juncker e “l’amico di Soros” Moscovici cantano vittoria, mentre mezza Europa ci ride dietro, un’altra mezza ha paura dei gilet gialli (che meritano un capitolo a parte), tutti guardano ai fatti di Strasburgo come un campanello d’allarme per le politiche comunitarie.

Dalla Tav all’ecotassa, dagli inceneritori al decreto sicurezza, il governo italiano adesso dovrà affrontare i veri nodi e dopo tutta questa manfrina chissà cosa succederà a gennaio. Nei primi mesi del 2019 il M5S ha bisogno a tutti i costi di qualcosa da sdoganare sotto forma di “reddito di cittadinanza” per lanciarsi nella campagna elettorale per le europee, mentre Salvini al momento è ambito e corteggiato dall’ex centrodestra e da Berlusconi e ha il partito in crescita costante.

Ecco perché i grillini in discoteca si sentono fortunati, ci sarà poco da ridere se Salvini farà saltare il banco. I malumori di Grillo, lo spettro di Di Battista, le fronde interne al gruppo parlamentare coi fichiani verso sinistra e tanti altri verso Forza Italia; tutti grattacapi che faranno passare a Di Maio delle brutte feste natalizie, c’è da scommetterci. Il problema è che Di Maio e il suo inner circle non hanno una visione precisa e non sono autonomi da Casaleggio. Se si dovesse rompere il “contratto di governo” con la Lega per andare a elezioni anticipate,  moltissimi non verrebbero ricandidati e ripartirebbe la giostra su Rousseau. Salvini e Casaleggio sono gli unici veri vincitori, questo è indubbio.

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Col timore di andare tutti a casa i grillini devono cedere quasi tutto il potere a Salvini, nel frattempo continuano a fare quello che gli riesce meglio, ovvero la propaganda, invocando spesso complotti e fantasmi che non possono veramente colpire, finché non si scottano come la Raggi col rogo della monnezza romana.

Il PD continua a essere inconsistente e troppo legato al fantasma di Renzi, che rimugina il passato, rosica e vede solo nemici accanto a sé, senza capire che i tempi sono fin troppo maturi per una scissione e una rifondazione: renziani a destra e il resto con le macerie della sinistra, palla lunga e pedalare.

Berlusconi è tornato a farsi sentire, lamentando la mancanza di un’eredità politica e agitando davanti ai contedenti, definiti sardine piuttosto che delfini, il suo ormai piccolo gruzzolo di voti e influenza. Mentre tutti ruotano intorno a Salvini, il paese arranca e forse una qualche nuova forma di protesta potrebbe far cadere il velo su questo #governodelcambiamento così simile a tutti gli altri prima.

Cacciari su Salvini: “La sua è una forza egemone, sotto tutti i punti di vista. Salvini è l’avversario ideale per il Pd. È destra, destra pura, senza equivoci. L’avversario perfetto per chiamare a raccolta tutti quelli che alla destra vogliono opporsi”.

Peccato che a sinistra il vuoto persista.

Di Maio è uscito quasi indenne e per certi versi rafforzato dallo scandalo del padre, riportando in auge la dinamica sociale legata all’eversione borghese che anima nel profondo l’italiano medio. Chi è senza abuso edilizio scagli la prima pietra, chi non ha mai evaso del resto, e se tutti sono ladri allora bisogna essere più furbi per sopravvivere: questo è quanto pensa la maggioranza silenziosa che per decenni ha votato la vecchia politica e adesso tifa #governodelcambiamento


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