Politica #blackfriday, la ruspa di Salvini e l’azienda di Di Maio

II black friday è un rito capitalistico e di celebrazione del consumo, nasce nell’America degli anni ’20, ma esplode definitivamente con l’edonismo reaganiano negli anni ’80. Un rito multiforme e complesso che funge sia da innesco per il grande consumismo natalizio, sia da indicatore per gli addetti ai lavori, per capire il mercato come va.

Con l’esportazione di questo rito c’è stata una mutazione del rito stesso, che dall’originaria forma materiale -accamparsi fuori i centri commerciali per poi assaltarli all’apertura e accaparrarsi le merci super scontate – è ora diventato un lungo, lunghissimo, periodo di sconti online. Oggi tutti fanno il #blackfriday, anche il fruttivendolo all’angolo e il ferramenta di fiducia.

Quanto ha a che fare con politica attuale? Moltissimo e non solo per le implicazioni relative alla trasformazione delle relazioni umane tra analogico e digitale, ma anche per le motivazioni sostanzialmente reazionarie che pervadono gran parte della politica digitale: il popolo si rivolta per rivendicare il proprio diritto al consumismo tout court. Una dinamica che influisce a sua volta sulla costruzione della politica stessa, col marketing elettorale perpetuo che soffia, alimenta e cavalca il risentimento popolare, per catturarlo nel proprio dispositivo di propaganda e consenso.

Gli ultimi lunedi sono stati davvero neri per la politica italiana, soprattutto per Luigi Di Maio alle prese con gli scandali familiari relativi all’azienda paterna e non solo. Lunedi neri ancora di più per il quadro politico complessivo, grazie all’avanzata salviniana dei provvedimenti sicuritari che servono a costruire un clima di panico per i prossimi anni, qualcosa che il centrodestra cavalcherà in ogni modo possibile.

Il no al Global Compact e il decreto Sicurezza fanno parte di una strategia della tensione che porterà l’Italia in guerra contro la realtà: il nostro paese è al centro del Mediterraneo e funge da sempre da mediatore culturale, terra di passaggio tra vecchio e nuovo e mondo. Ma Salvini sa benissimo che al momento gli unici sentimenti da cavalcare per ottenere consendo sono quelli di insicurezza e di paura verso il futuro.

Nel frattempo il M5S mostra qualche fugace crepa, ma le parole del dissenso sono bene o male associabili ai soliti noti, come Gregorio De Falco: “Gli Stati di tutto il mondo hanno riconosciuto che di fronte a 68,5 milioni di persone costrette a scappare da fame e guerra – tra rifugiati, sfollati interni e richiedenti asilo – fosse necessario un coordinamento globale e una governance comune. Ed allora è lecito e doveroso chiedersi come mai il Governo scelga ora di rimandare”.

Con Di Maio troppo occupato dai suoi problemi di immagine, Casaleggio troppo occupato a fare lobbying per i propri interessi privati e Grillo sempre più isolato nelle sue sparate contro tutto e tutti, il M5S rischia rapidamente di perdere consenso, veleggiando incerto verso le elezioni europee.

La base originaria del M5S è stata in gran parte rimodulata sul clickattivismo, la parte latente del movimento pre 2009 è molto diversa, ma la parte più volatile è oggi forse per la prima volta visibile a occhio nudo: alcune operazioni di comunicazione, soprattutto quelle più spregiudicate, iniziano a rivelarsi quello che sono, ovvero arrampicate sugli specchi sostenute solo dai fedeli più accaniti.

Difendersi da un servizio delle Iene dopo che per anni quel programma tv è stato un tuo riferimento culturale influente, costantemente riportato dal blog di Grillo, La Fucina, TzeTze e ripostato con la formula del clicca qui vediamo quanti siamo, non è facile. Significa dover iniziare ad ammettere che esiste una realtà oltre lo schermo. Praticamente, il Re è nudo, Neo inizia a vedere il codice sorgente di Matrix, adesso è tutto più difficile.

Anche Il Fatto Quotidiano è sul pezzo, c’è poco da dire oltre.

Con la presa di potere dell’inner circle di Di Maio il M5s ha rinnegato se stesso e ora il leader rischia di annegare nello stesso pozzo che Grillo ha scavato per buttarci i cadaveri dei vecchi partiti. Filippo Roma delle Iene ha accusato di aver ricevuto minacce di morte e il fuoco mediatico difficilmente si spegnerà presto.

Il blackfriday della politica ha portato un effetto sorprendente, con Antonio Di Maio costretto a fare pubblica ordalia in un video su Facebook, un’abiura dal sapore staliniano ma con mezzi digitali, sintesi perfetta della politica pentastellata, sempre in contraddizione e sul filo del paradosso.

Restare al governo per Salvini è una scommessa che permette di giocare diversi risultati, a cominciare da un possibile rimpasto post-europee, ma se il calo del M5S dovesse risultare eccessivo e clamoroso, estendendosi alla figura complessiva del governo, non sarebbero da escludere colpi di scena. Forza Italia è uscita allo scoperto e la Meloni scalpita, ma restano ancora un po’ di poltrone da spartire e quindi è piuttosto difficile che avvenga una crisi in tempi brevi.

Le elezioni anticipate potrebbero essere la scelta migliore per il M5S, soprattutto in ottica Di Battista-Grillo, ma non sono da escludere ribaltoni: se veramente esiste un fronte interno di sinistra nel movimento, allora la famosa fronda di Fico potrebbe, con l’appoggio del PD, muoversi in senso istituzionale col placet di Mattarella. Ma questo è uno scenario quasi fantascientifico, perché necesiterebbe un PD derenzizzato e un M5S in rivolta contro Di Maio e Casaleggio.

Un PD con Minniti potrebbe invece tranquillamente appoggiare la Lega, FDI e FI, ma conviene a Salvini? Mattarella dal canto suo non ha probabilmente la forza di tirare le fila per un governo del Presidente, mentre Berlusconi spera di prenderne il posto a fine mandato, sfruttando proprio questo assetto parlamentare caotico, facilmente influenzabile e con truppe, specialmente lato 5 stelle, pronte a fare il salto a destra.

Con l’esplosione della rivolta francese dei Gilet Gialli, che ricorda molto quella dei Forconi e gode di un effetto mediatico importante, sia in termine di networking che di spinning, è obbligatorio riflettere sulle accelerazioni politiche in atto, anche preparandosi al peggio.

Negli anni passati Renzi è riuscito a spostare a destra il PD e buona parte del suo blocco sociale, poi il M5S ha fatto da taxi di governo alla Lega, sterzando così definitivamente a tutta destra la politica italiana.   Non è da escludere che un futuro Salvini da solo al potere sia molto più violento del previsto, anche grazie a quella zona grigia di consenso che per anni si è abbeverata alla propaganda grillina.

Su questo tema torna attuale una citazione, e un omaggio, a Bernardo Bertolucci.

“Ama quelli che sono come lui, e diffida di quelli che sente diversi. Per questo l’uomo normale è un vero fratello, un vero cittadino, un vero patriota… Un vero fascista.”