La zona grigia è il cambiamento

La pantomima portata avanti da Salvini e Di Maio nell’ultimo periodo ha prodotto effetti ragguardevoli sull’immaginario. A San Gregorio Armeno la #manina è entrata a far parte delle statuine del presepio e l’immagine la dice lunga: Conte, Trump, Berlusconi, Di Maio e Salvini, più in basso un piccolo Renzi.

Questo governo dei meme, che mescola abilmente il popultainment tra social e Tv, resterà negli annali, per quanto la qualità di questa serie sia inversamente proporzionale nel rapporto tra realpolitik e fuffa e sicuramente peggiore di una House of Cards qualsiasi.

Al momento M5S e Lega pensano solo ai sondaggi, con l’obiettivo di surfare le onde emozionali dei propri fan, con un occhio alla manovra economica e l’altro alle future elezioni europee, il vero campo di battaglia che potrebbe cambiare il senso, in un verso o nell’altro, dei rapporti di potere all’interno della maggioranza.

Per capire cos’è successo negli ultimi tempi occorre ripartire dalla kermesse romana del M5S, prima che la Raggi venisse assolta, un evento in cui i pochi partecipanti hanno assistito alle solite sparate di Grillo, che per la prima volta è stato smentito e censurato dal M5S per via delle pesanti dichiarazioni contro il presidente Mattarella.

: ‘Dovremmo togliere i poteri al capo dello Stato, dovremmo riformarlo. Il vilipendio…un capo dello Stato che presiede il Csm, capo delle forze armate. Non è più in sintonia col nostro modo di pensare’.

La scarsa partecipazione pentastellata fa il paio con il flop della Leopolda del PD, a testimonianza di quanto Salvini, e Berlusconi, in questo momento possano dormire sonni tranquilli, col centrodestra saldamente oltre il 40% e pronto a riprendere il controllo in caso di sbandate da parte del M5S. Minniti per il dopo Renzi e Dibba per il dopo Di Maio, ma il bastone del comando sembra destinato saldamente al centrodestra per anni.

Dicevamo, la kermesse a 5 stelle romana è finita in una domenica di alluvione, con la città allagata e inginocchiata per via della sostanziale continuità nel malgoverno della giunta Raggi. La sindaca è uscita di recente dal cono d’ombra grazie all’assoluzione ricevuta, ma il lungo calvario mediatico ne ha seriamente fiaccato le speranze: ogni giorno Roma presenta il conto e fino alla fine sarà dura portare a casa un risultato buono a salvare la faccia.

Salvini ha tutte le ragioni per guardare a Roma come prossima città leghista, e le sortite di Di Maio e Dibba contro i giornalisti “puttane” fanno scivolare il M5S sempre più verso una posizione post berlusconiana in tutto e per tutto.

I problemi di Roma? Un complotto

Il raduno di marketing al Circo Massimo è stato anche occasione di spolvero per Vittorio Di Battista, detto “Littorio” e papà di Alessandro, che ha detto, mica tanto scherzando: “datemi sei mesi di potere assoluto e saprei come sistemare l’Italia”.

Di Battista e l’elogio del padre: “Lo stimo, è il fascista più liberale che io conosca”

 

Intanto Salvini ha dichiarato che non ha potuto togliere le accise dai carburanti “perché non governa da solo”; a buon intenditore poche parole, lo scontro sul DDL anticorruzione, all’interno del quale i grillini avevano inserito le norme salva Casaleggio, testimoniano uno stallo tra i contraenti di governo piuttosto importante. Numeri alla mano, questo governo ha prodotto pochissimo in questi primi mesi, e i nodi del “contratto” stanno già venendo al pettine, con Conte completamente avulso dal gioco e i due contraenti Di Maio e Salvini che tirano la corda, alla ricerca del limite.

Di Maio ha poco da stare tranquillo, oltre al ritorno di DiBBa ci sono i malumori interni, testimoniati già tempo addietro dalle dichiarazioni di Fico : questo governo “nasce su un contratto, non su un’alleanza. Perché l’alleanza la fai sui valori, su un patrimonio che condividi. Abbiamo fatto un’operazione che è un contratto, cerchiamo di operare in quel contratto. Ci sono cose che piacciono e altre che non piacciono. Ma si sta lavorando su quel filo”.  Un giro di parole che è rivolto alle europee, dove secondo Fico “non ci sarà un’alleanza con la Lega”.

Nugnes, De Falco, Fattori: l’elenco della fronda interna è sempre più ampio e la posizione ferrea di un uomo simbolo come De Falco potrebbe rappresentare una svolta per il M5S, che in futuro magari si ritroverà meno a trazione Di Maio/Casaleggio, riposizionando il baricentro verso una politica meno arrembante e poltronista e più barricadera con Grillo/Dibba. De Falco sta diventando una sorta di nuovo Pizzarotti, la sua espulsione è molto probabile e Di Maio lo ha già accusato di essersi fatto eleggere per soldi, a testimonianza della natura settaria del M5S.

Anche se la kermesse romana, o la recente festa per la Raggi post assoluzione, non sono state proprio un successo di pubblico, il M5S è al momento un sistema saturo, pieno di portatori di interesse che aspirano a un posto al sole, un ascensore sociale che permette all’uomo qualunque di diventare ministro, sottosegretario, parlamentare: le espulsioni sono un ottimo segnale per far capire che gli spazi ci sono sempre e indurre i supporter a continuare a cliccare mi piace, condividi, vediamo quanti siamo, onestà11!!

I messaggi criptici di Di Battista anche in questo caso aiutano a comprendere meglio la situazione, tipo la necessità di sdoganare definitivamente il limite dei due mandati e la ratifica del sistema inner circle che controlla il M5S dall’interno, anche se resta il dubbio su una parziale divergenza di interessi tra le coppie DiMa/Casaleggio e Dibba/Grillo.

L’ex parlamentare Cinquestelle torna a parlare dal Nicaragua. Lancia un messaggio al Movimento: “Non deve mantenere il potere per sempre”. A Di Maio: “La regola prevede due mandati ma non per questo la carriera politica finisce”.

Come ha fatto giustamente notare anche Aldo Giannuli, “fra Natale e Capodanno del 2017, Di Maio ha sciolto la precedente associazione (senza una votazione dei suoi iscritti), ha fondato una nuova associazione che ha uno statuto (mai votato da nessuno) che assegna ampi poteri a lui in quanto capo politico del Movimento, compreso quello di definire le decisioni politiche, di riservarsi il giudizio sui candidati alle “parlamentarie” e di nominare i capigruppo parlamentari. E’ da notare che Di Maio era stato eletto con una consultazione della precedente associazione, ma ha mantenuto la carica e senza alcuna votazione, nella successiva associazione.”

Ecco perché al momento è necessario ratificare il conflitto d’interessi tra Casaleggio, Rousseau e il M5S, per evitare ogni futura presa di posizione (le schiene dritte alla De Falco potrebbero aumentare) e soprattutto che gli ex-attivisti possano spuntarla nelle varie cause intentate e in corso di giudizio. Inoltre, se non fosse per il M5S al governo, il Garante per la Privacy avrebbe già dovuto chiudere la piattaforma digitale Rousseau per ovvi motivi; diciamo che al momento Salvini è un po’ nella posizione che Craxi aveva con Berlusconi negli anni ’80: può dare o no il lasciapassare a un’azienda privata che si appresta a costruire un disegno egemonico sul paese.

Questo è lo scontro sotterraneo da monitorare nei prossimi mesi, del resto ormai la Rai è stata lottizzata (in un modo così violento che nemmeno Berlusconi) e la trasmissione tv con Salvini che spiega il sovranismo ai bambini è solo l’antipasto dei prossimi anni, in cui il media mix tra tv e social porterà la post-verità a un livello mai visto.

Ormai i posti di potere sono assegnati, le poltrone spartite: dopo le Europee, a seconda dei risultati, un rimpasto di governo potrebbe arridere a Salvini, che potrebbe anche decidere di andare a elezioni anticipate: l’unico a perderci in questo scenario è sempre Di Maio, e con lui Casaleggio, che perderebbe l’incasso dal gruppo dei parlamentari e la filiera d’interesse privilegiato costruita con l’influenza diretta nel governo.

Ultime righe per l’argomento che merita un approfondimento a parte, ma che serve a capire una dinamica sottovalutata sinora dalla stampa nazionale: quando si parla di condoni e abusivismo di necessità, di tasse e condono fiscale, di lavoro (che manca) e reddito di cittadinanza,  il M5S si posiziona come una sorta di nuova Democrazia Cristiana. Questo non significa che i pentastellati pensino esclusivamente al voto di scambio, ma che la faccenda è molto più complicata.

Il M5S attualmente sta funzionando come una zona grigia, un agglomerato che filtra la politica di destra (quasi estrema) del suo alleato leghista, rendendola digeribile al proprio elettorato, che al sud Italia si aspetta una serie di interventi assistenzialisti, motivo per il quale si è fatto passare a tutti i costi il condono Ischia nel decreto Genova, tra l’altro dimenticandosi del tutto il Ponte Morandi e tutte le problematiche relative, compresi i fondi e il piano di attuazione.

La zona grigia è quella dove una vasta porzione di elettorato oggi si muove nel limbo non di destra e non di sinistra, ma in realtà decisamente orientato a destra, con un indirizzo vetero-nazionalista, razzista, intollerante nei confronti della diversità e della libertà d’espressione.

In questo modo la zona grigia del M5S sta aiutando la Lega a ottenere un consenso sempre maggiore, perché l’azione di governo di Salvini è molto più a buon mercato e molto più facile da vendere in termini comunicativi.

La parte più a sinistra del M5S è ormai talmente minoritaria da risultare irrilevante, mentre quella destrorsa (che in passato votava naturalmente il centrodestra berlusconiano) in futuro potrebbe tornare all’ovile.

Motivo per il quale non è da sottovalutare una rapida riconfigurazione del M5S sull’asse Dibba/Grillo, un ridimensionamento intorno al 25% del consenso elettorale comunque sufficiente a influire con decisione sul governo (garantendo a Casaleggio il margine di espansione e consolidamento dell’impresa).

Di Maio intanto mangerà il panettone, ma non è detto che l’uovo di pasqua delle elezioni europee possa essere di suo gradimento.