Internet, la politica e il grande fratello [lungo recap autunnale]

Partiamo da un dato di fatto: il 2018 è l’anno che segna in modo definitivo la fine dell’era dei social media così come abbiamo imparato a conoscerli sinora. O meglio, come accaduto molto più rapidamente in occasione della New Economy,  ci sarà in questo caso un lento sgonfiamento della bolla di techno-entusiasmo.

Il processo sarà molto lento, non c’è un fenomeno economico di caduta libera come nel caso della New Economy, le Big Co sono troppo grandi per fallire e soprattutto il loro rapporto con gli stati è di importanza primaria. La bolla di tecnofuffa pompata dal sistema dei media stesso, dal marketing, dalla politica e da tutti quei portatori di interessi rispetto a “internet come prodotto”, vettore di relazioni da cui estrarre valore, un po’ si sgonfierà, anche per l’abituarsi delle gente agli usi tecnologici ormai entrati, anche troppo in profondità, nelle routine quotidiane. L’altro problema è quello della internet governance, ma ci torneremo in futuro con un post più approfondito.

Siamo arrivati a un punto in cui o si opta per il modello cinese (social network di regime e gestione nazionalizzata dei dati), o per quello russo (internet rigidamente controllata), oppure per un rafforzamento del modello sino-americano (controllo mediato dalla politica e dalle lobby attraverso spinte e pressioni/accordi con gli OTT), che nel caso italiano potrebbe essere paradigmatico per gli anni a venire (una società di comunicazione che prende il potere politico tramite un partito autoprodotto e media il processo di trasformazione da una posizione privilegiata e in totale conflitto d’interessi).

Ovviamente ciò non implica che in modo automatico dopo il 2018 il populismo digitale finirà e che la gente smetterà di condividere bufale su Facebook, o ancora che i guru della fuffa digitale smetteranno di vendere libri o promuovere videocorsi su YouTube per annunciarci l’ultima techno-novità in grado di cambiare il mondo, quella roba che in realtà non cambia un bel nulla al di fuori dei conti in banca di chi promuove l’egemonia digitale dei grandi player.

Per farla facile userò l’esempio delle formiche e degli afidi. Gli afidi sono parassiti che succhiano la ninfa delle piante e producono una melata che attrae tanti altri insetti, come vespe, api, formiche. La formica sviluppa con gli afidi un rapporto simbiotico: li porta in alto sui germogli migliori, sorveglia le colonie e li munge per avere qualcosa in cambio.

Il segno che la misura è decisamente colma e la confusione tanta l’ha data anche l’Europa in occasione della legge sul copyright digitale, un atto talmente estremo e controverso da lasciare intendere quasi un disperato braccio di ferro tra i residui delle istituzioni politiche tradizionali e l’emergere del quinto stato digitale.

Questa dinamica di potere e influenza sociale coinvolge numerosi soggetti, se volessimo limitarci all’esempio italiano avremmo un insieme molto vasto ed eterogeneo che tiene assieme tanto Di Maio e Salvini che Chiara Ferragni, oppure il ragazzino influencer che vi propone di pubblicizzare la vostra impresa familiare con i suoi video gentisti.

Per farla facile userò l’esempio delle formiche e degli afidi. Gli afidi sono parassiti che succhiano la ninfa delle piante e producono una melata che attrae tanti altri insetti, come vespe, api, formiche. La formica sviluppa con gli afidi un rapporto simbiotico: li porta in alto sui germogli migliori, sorveglia le colonie e li munge per avere qualcosa in cambio.

Insomma, metaforicamente gli afidi sono gli utenti dei social, dei broadcast televisivi, del sistema dei media, agglomerati in tante colonie gestite da tanti tipio di formiche: la formica influencer cui interessa mungere quel tanto dai propri follower per vendere i suoi prodotti griffati, la formica politica che assieme ad altre formiche quadri intermedi forma le proprie colonie per mungere voti e consenso, e via dicendo.

Quello che è fondamentale capire qui è il concetto che voi afidi in linea di massima non diventerete mai formiche, o meglio è molto difficile che possiate trasformarvi da unità di produzione base a unità di controllo superiore. Accade, com’è accaduto a Di Maio, che da afide del blog di Grillo è riuscito a diventare formica con qualche centinaio di preferenze, o com’è accaduto alla formica Casalino, dopo esser stato afide nel primo Grande Fratello su Canale 5.

Gli afidi che ingrossano e crescono fino a diventare formiche sono pochi, pochissimi, e non sfugga l’uso della metafora, dato che in natura questa trasformazione è proprio impossibile. Nel nostro quadro immaginifico, pensate agli afidi come tutti quelli che ogni giorno nutrono il sistema dei media con il loro incessante lavorio, estraendo informazione e producendo senso, emozione, rabbia: una materia semilavorata che a uso e consumo degli insetti superiori diventa una merce dal valore inestimabile.

Qualcuno che ha letto il testo di Davide Casaleggio sul marketing digitale ricorderà la metafora del formicaio e delle formichine. Non c’era scritto a chi era riservato il ruolo di afidi, ma è chiaro che su base volontaria tutti possono prestarsi al gioco, in palio c’è la possibilità di scalare i posti migliori della società, come accaduto all’inner circle di Di Maio e tutti gli eletti pentastellati di queste ultime due legislature. Non è una bufala dire “abbiamo abolito la povertà”, basta ricordarsi che stanno parlando della loro, non della vostra.

Provare a mettere oggi un grillino davanti alla prova dei fatti è completamente inutile, da buon fanatico religioso egli risponderà che il verbo del formicaio è l’unico vero e onesto e che presto ogni afide diventerà formica grazie al #governodelcambiamento.

Ora il fatto che nel 2018 il partito per eccellenza della rete internet in Italia usi una finta prima pagina di giornale la dice molto lunga sull’assuefazione dell’opinione pubblica a ogni genere di cialtronata.

Il capovolgimento della realtà operato da questo strano governo Lega-5stelle non ha ragione politica di esistere, ma funziona nella misura in cui tutto ciò che fanno viene percepito dai loro elettori come possibile.

Non a caso la pantomima di questi giorni ha prodotto un pastrocchio che mette d’accordo entrambi i contraenti, Salvini e Di Maio, e fa sparire del tutto Conte dalla scena, ma ci dice qualcosa in più sul regime di iperrealtà, che nemmeno Berlusconi era riuscito a portare così agli estremi.

Ai suoi tempi Berlusconi riusciva a dire tutto e il suo contrario, ma doveva in ogni caso sottostare al potere di replica e ai fronti di opinione che si creavano, come onde di rifrazione, dopo le sue sparate. Oggi Di Maio può fare marcia indietro su TAP e TAV, fare il condono per gli evasori fiscali e per gli abusi edilizi, senza che nessuno batta ciglio.

Provare a mettere oggi un grillino davanti alla prova dei fatti è completamente inutile, da buon fanatico religioso egli risponderà che il verbo del formicaio è l’unico vero e onesto e che presto ogni afide diventerà formica grazie al #governodelcambiamento.

Questo governo legastellato sta facendo ingoiare tutto a tutti e non c’è scampo. Hanno incassate tutte le nomine, tutti posti a tempo determinato, ovvero poltrone che restano anche se il governo dovesse subire un rimpasto o cadere dopo le europee,  una spartizione da manuale Cencelli della RAI e delle istituzioni.

Parliamo di un governo che è quasi al boicottaggio di vaccini e aborto, sta cercando di dare una stretta ai diritti civili, è contro LBGT, diversi,  migranti: è il governo più a destra dopo il ventennio fascista eppure non mancano grillini “di sinistra” a difenderlo.

Sempre restando al clima psichedelico che è riuscito a imporre alle cose che produce, si pensi all’inserimento di personaggi come Dino Giarrusso, da Le Iene, nel Ministero dell’Istruzione o di Marcello Foa, ex penna berlusconiana di lungo corso.

Se ai suoi tempi Berlusconi avesse imposto nomi del genere i grillini si sarebbero stracciate le vesti, Grillo avrebbe tuonato dal blog, Facebook e Twitter sarebbero stati letteralmente sommersi dalla bile del formicaio. Invece oggi questi sono gli atti rivoluzionari del governo del cambiamento, come riportare in auge Valditara, relatore di maggioranza della Legge Gelmini, per terminare lo smantellamento del sistema universitario pubblico di questo paese.

Questi  segnali di continuità tra Berlusconi e Di Maio-Salvini in un paese normale dovrebbero produrre sdegno, rabbia, risveglio delle coscienze. Ma nella dinamica del formicaio e dei suoi afidi, ciò non accade.

Del resto gli elettori del M5S e della Lega sono quegli stessi che per vent’anni hanno ingoiato di tutto e ora si trovano a loro agio nella nuova forma di afidi.

Ultima considerazione sul perché poi questo governo potrebbe avere lunga vita e grande egemonia:  tutti i protagonisti di questa storia hanno fatto jackpot in tutti i sensi,  Salvini e Di Maio non avevano fatto nulla di eclatante sinora, Di Battista non vede l’ora di tornare e intanto sta viaggiando intorno al mondo coi soldi di Berlusconi e del Fatto Quotidiano, praticamente un capolavoro di surrealismo, un concetto che si fa fatica a scrivere e mettere assieme per come certe parole sembrino opporsi l’una con l’altra.

Berlusconi&IlFattoQuotidiano, il Che Guevara rossobruno digitale pagato dalla stampa e dall’editoria, chapeau.

Questo governo non è solo un ascensore sociale per i suoi componenti, è anche un messaggio chiaro alla platea elettorale: il prossimo anno le elezioni europee, poi due elezioni amministrative ed a febbraio 2022 la decisiva partita per il Quirinale, quando forse Berlusconi chiederà il lasciapassare per chiudere definitivamente la sua epoca, dopo aver dato l’assenso a questo governo legastellato.

Nel frattempo Salvini si sta ingraziando la piccola-media imprenditoria con il condono, la piccola borghesia con la linea dura contro l’immigrazione, soprattutto le forze di polizia con le nuove assunzioni.

Assunzioni che probabilmente richiameranno molti figli del sud povero, mentre l’altra metà guarda al reddito di cittadinanza e alla possibilità di diventare formica con qualche clic su Rousseau.

Questo blocco sociale può durare decenni; in tal caso, allora questo governo non è solo l’anticamera del peggio a venire.