Disneyland Pt. III

Rancore e gentismo hanno segnato l’estate e preparano un autunno caldissimo. Dai fischi di Genova al salotto di Vespa, il governo che annuncia rivoluzioni finisce poi nel peggior conservatorismo italico, un colpo al cerchio e uno alla botte. Come tutti i governi precedenti anche i politici legastellati vanno da Vespa su Rai1, fanno la corte agli evasori fiscali perché costituiscono una fetta elettorale di notevoli dimensioni, rafforzano le misure polizziottesche (taser ormai praticamente sdoganati), ma allo stesso tempo ben si guardano dal reprimere altri tipi di criminalità.

L’Italia è il paese europeo dove le persone hanno la maggiore distorsione percettiva della realtà, un dato che si conferma negli anni, come testimonia la ricerca sui pericoli della percezione di Ipsos-Mori.
Ci sono stati negli ultimi tempi alcuni episodi clamorosi ed è veramente stupefacente che l’opposizione non sia riuscita a cavalcarne nemmeno uno. Si pensi alla goffa gestione della crisi di Genova,  finita in un turbinio di spot e promesse, oppure all’ennesimo crack della piattaforma Rousseau, con un data breach consistente e piuttosto preoccupante; infine il vertice Salvini-Berlusconi, evento che non solo conferma la centralità dell’ex Cav in questo pastrocchio gialloverde, ma allo stesso tempo mostra il cambio di passo del M5S. 
Salvini nel frattempo ha incassato risultati a costo zero come la legge anti-immigrazione e si predispone già verso le future elezioni europee.
Berlusconi è uscito da questo episodio mediatico molto rafforzaro. Nessuno dei pentastellati lo ha attaccato, fatta eccezione per Paola Nugnes, una pasdaran del cosiddetto “m5s di sinistra” associato a Roberto Fico.
Nessun riferimento al conflitto d’interessi, che è un tassello del probabile accordo sotterraneo che è stato necessario ad avallare la strana alleanza di governo. L’affossamento del conflitto d’interessi toglie gli impicci tanto alla dinastia berlusconiana che a quella casaleggese.
Non è facile prevedere come questo governo affronterà l’autunno caldo a venire, ma è lecito supporre che in occasione delle elezioni europee in primavera succederà qualcosa di importante, anche per via della congiuntura politica internazionale. Parleremo di Steve Bannon e dell’internazionale populista di destra, ma non ora.
Il gentismo del PD è cosa nota da tempo. Il problema è che quando si fanno campagne di comunicazione del genere, ma il protagonista continua a essere Renzi, giusto o sbagliato che sia il messaggio c’è ben poco da fare.
Il PD sta annaspando in una crisi che ha una sola soluzione possibile: lo scioglimento del partito, la conseguente rifondazione con un nuovo nome, una nuova spina dorsale, un rinnovamento completo che faccia dimenticare agli italiani le vecchie facce, i vecchi nomi, le narrazioni stantie.
Invece Renzi continua a spadroneggiare, i suoi uomini continuano a tenere le redini e occupano ancora i posti buoni, in prima fila. Mentre grillini e leghisti fanno sfaceli sulla rete, usando reti consolidate in oltre un decennio di propaganda solida e carsica allo stesso tempo, il PD continua a pensare di poter tenere botta aprendo paginette gentiste, facendo grafichette a buon prezzo e sponsorizzando i post. Come se fossimo ancora nel 2013. #ciaone
La partita si sta giocando altrove, non è Martina il centravanti e quella foto scattata in una periferia di Napoli è l’emblema dell’iperrealtà di questo partito morente: il PD tra le periferie e tra la gente comune ci può andare a fare solo le foto coi social media manager e i giornalisti compiacenti, per il resto è ormai un partito che rappresenta solamente la borghesia medio-alta e i professionisti della politica che razzolano nelle mangiatoie statali da decenni.
La partita del PD morente si sta giocando su due fronti: da un lato Renzi e i suoi pretoriani decisi ad andare fino in fondo, un “muoia Sansone con tutti i Filistei” che in un certo senso scarichi le colpe un po’ su tutti, piuttosto che sulla nomenklatura neoliberista che da anni ha giocato a fare la brutta copia dei democratici a stelle e strisce.
Dall’altro lato c’è una marea di politici locali, noti e meno noti, che un po’ guardano all’eredità di Berlusconi – capire dove si posizionerà l’ex Cav in occasione delle Europee è fondamentale per tutti, a partire da Salvini – un po’ guardano ai propri orticelli, pensando di tirare a campare, tra mandati politici in scadenza o giocandosi le ultime poltrone disponibili. Tra un selfie, un prosecchino, un concertino e due zeppole fritte.
Il problema è che il PD renziano ha giocato negli anni scorsi una serie di carte non dissimili dall’attuale governo legastellato, si pensi alla continuità tra Minniti e Salvini su tante piccole cose, si pensi alla narrazione tecnosoluzionista che Renzi copiava da Obama e che invece Casaleggio ha proposto in maniera originale facendone letteralmente un brand; si pensi anche alla sostanziale continuità tra i fandom grillini e renziani, tendenzialmente simili.
Infatti il futuro arride a Salvini, che è l’unico attualmente ad avere una strategia avanzata e un team capace di adeguare, tatticamente, la potenza di fuoco mediatica del personaggio, che viene adeguatamente “spalmata” sui vari media.
Oggi  la destra vince perché ha in linea di massima “rimediato”, non sarebbe corretto dire “ricopiato”, tutta una serie di dispositivi tecno-politici che per decenni sono stati utilizzati alla grande dalla sinistra, prima che questa diventasse un cavallo di troia del neoliberismo spinto negli anni 2000, con i Clinton-Obama in USA e con Blair-Renzi in Europa.
L’alt-right risulta vincente perché capace di portare il discorso politico più estremo, quello dei centri sociali neofascisti stile CasaPound e degli intellettuali anti-sistema (finti) alla Fusaro, in una cornice propagandistica che entra nelle case di tutti. Questo una volta riusciva a farlo principalmente la sinistra, che dopo il Social Forum di Genova ha deciso invece di smettere di guardare alla piazza, a favore di più confortevoli lidi.
Se nel corso degli anni l’antiberlusconismo ha comunque cementato piazze e contro-discorsi anche abbastanza spendibili, seppur via via sempre più elitari e circoscritti, con la fine di Berlusconi adesso la sinistra è costretta a tornare su percorsi politici che ormai le sono estranei.
Risultano sicuramente estranei alla generazione dei golden boy renziani, cresciuti a pane e reti mediaset prima e ad iphone e social media poi: una generazione completamente fuori dalle dinamiche di lotta popolare, dai contesti sociali dove il conflitto è vivo, dalle fabbriche e dai quartieri.
L’inverno è arrivato, Salvini e Di Maio non importa quanto governeranno assieme, ormai hanno spartito quello che dovevano e anche un eventuale rimpasto dopo le europee non cambierà moltissimo le cose.
L’unica opzione che ha oggi la sinistra partitica in Italia è quella di federarsi, aprirsi a tutta una serie di istanze comprendenti  il populismo “sudamericano” a la De Magistris, le tendenze sovraniste di Fassina, le pulsioni rossobrune dei partitini ex comunisti, ma anche la sinistra moderata che rimpiange in ugual modo gli oratori e le case del popolo.
Renzi e la sua banda potrebbero anche loro durare a lungo, i suoi scherani sicuramente continueranno ad arraffare poltrone anche alle prossime europee e con buona probabilità non lasceranno autonomia in sede di congresso, preferendo i propri interessi a quelli del paese, anteponendo il culto del capo e del partito personale a ogni altra cosa.
L’Italia è diventata una disneyland della politica in ugual misura per l’operato di Berlusconi, Renzi, Salvini e Di Maio. Il resto della storia è tutto da scrivere, sperando che in un futuro prossimo ci resti la voglia e soprattutto la possibilità di farlo.