Post Scriptum su Disneyland Pt. I


Troppi stanno commentando la fuga in avanti di Salvini come l’evento che determinerà l’implosione del M5S e la fine politica di Di Maio.

Esempi qui e qui.

Questo tipo di analisi è condivisa specialmente “a sinistra”, metto tra virgolette perché in larga parte si tratta della stessa sinistra che ha flirtato con i pentastellati fino a poco prima, oppure di quella sinistra di governo che negli ultimi anni ha fatto, in sostanza, una politica di destra, tra l’altro non dissimile da quella del governo legastellato.

Quello che sta avvenendo è uno shifting politico, che in senso gattopardesco rimodula lo scenario partitico della terza repubblica: la Lega sta prendendo il posto di Forza Italia e Salvini quello di Berlusconi, un ricambio generazionale che significa alt-right all’italiana. Il nemico per Berlusconi e Bossi era rappresentato dai comunisti e dai meridionali , mentre Salvini opta per i migranti e per una generica sinistra, tacciata di volta in volta di “buonismo” o altro.

Approfondimento – “Buonisti!”: come l’establishment ha inventato le idee dei populisti

Il M5S invece potrebbe prendere proprio il posto della Lega, non di quella attuale ovviamente, che è una creatura molto diversa dall’originaria. Ugualmente alla Lega Nord di Bossi, il M5S è riuscito a capitalizzare lo scontento e il livore in modo interclassista, parlando a elettori che un tempo guardavano con fiducia alla sinistra e al sindacato.In senso post-ideologico, il M5S può ancora esercitare una forte seduzione, verso un corpo elettorale destrutturato e deterritorializzato, come ricorda la capitolazione delle “regioni rosse”.

Se il 32% ottenuto alle ultime politiche dovesse essere l’apice del M5S e il consenso dovesse poi stabilizzarsi intorno a cifre superiori o poco inferiori al 20%, i pentastellati potrebbero continuare a inserirsi stabilmente nei processi di governo e al contempo continuare a cavalcare il risentimento popolare. Una strategia che la vecchia Lega Nord ha capitalizzato al meglio per lungo tempo. Per fare ciò, Di Maio deve innanzitutto operare bene durante questa legislatura, e non è detto che ci riesca, ma difficilmente sparirà di colpo alle prossime elezioni.

La speranza di vedere Di Maio schiacciato da Salvini è il sogno proibito che oggi scatena le fantasie di quella stessa sinistra che solo pochi mesi orsono introduceva la sperimentazione dei taser per la polizia,  faceva accordi con i paesi africani per mantenere i migranti nei lager e portava avanti politiche neoliberiste.

Il vuoto politico che questa nomenklatura ha creato, portando il PD a destra, non può essere riempito a sua volta dal “vuoto” della, per ora solo potenziale, scomparsa di Di Maio.

Posto che nel bacino elettorale del M5S c’è ancora un 30% di delusi di sinistra, non è che automaticamente questi “torneranno all’ovile”, anzi in un ipotetico futuro senza Di Maio, con un rafforzato Roberto Fico e col ritorno di Di Battista, potrebbero ritrovarsi galvanizzati. La sinistra se vuole tornare protagonista deve ripartire dai territori e deve necessariamente derenzizzarsi, perché non è con le dirette facebook e i selfie che tornerà protagonista.