Primo round alla Lega, ma il M5S non è già finito


Il sottotitolo potrebbe essere “le incommensurabili accelerazioni della politica italiana”. A far predizioni a volte si sbaglia: ero tra quelli che credevano Salvini in svantaggio, anche per una questione numerica: il 17% della Lega, che oggi probabilmente potrebbe già essere il 25%, poteva lasciare ampio spazio di manovra ai pentastellati e Salvini avrebbe potuto pagare lo scotto verso gli ex-alleati di centro destra. Ma i numeri non dicono sempre tutto.

Così non è stato e Salvini ha messo completamente in ombra Conte e Di Maio. Intanto perché la coalizione di centro-dx si  muove  in ordine sparso, ma agisce in maniera compatta e coerente, tanto è vero che nel neonato governo FDI incassa la vice-presidenza della Camera e aspetta la vice-presidenza del Copasir; se ciò andasse in porto, l’asse Meloni-Salvini sarebbe rinsaldato. Berlusconi resta in silenzio, forse preso più dai diritti tv del calcio e dalle aziende.

Altra chiave di lettura: nei primi giorni di scuola non brillano i secchioni, ma i ripetenti. In altre parole, la Lega è un partito con 30 anni di politica alle spalle e i suoi uomini entrano nei ministeri e negli uffici sapendo come muoversi, cosa fare, dove mettere le mani. I grillini in gran parte no, magari rispecchiano alla grande la narrazione dell’uomo qualunque 2.0, che tanto piace all’elettorato odierno, ma hanno pochissima esperienza e prassi di governo.

Esempio pratico, la dimostrazione di debolezza del M5S rispetto alla Lega in Liguria, dove i pentastellati non solo sono usciti dall’opposizione, ma hanno ritrattato  le mozioni riguardanti Sanità, Ambiente, Attività produttive. Ma questo sembra un processo più ampio, a livello nazionale: nonostante il maggior peso elettorale, il M5S non prevale a livello politico nel contratto di governo, ma anzi subisce l’egemonia leghista.

Strategia e Tattica, territorio e mappe di potere: manca una visione d’insieme all’interno del M5S, che pare troppo balcanizzato: l’inner circle di Di Maio, la truppa degli ortodossi fedeli a Fico, quelli che aspettano il ritorno di Di Battista, quelli che stanno lì per la prima volta e non sanno che fare, quelli fedeli a Casaleggio ma non a Grillo, e viceversa.

La Lega si muove in maniera monolitica, rinsalda i legami con altri partiti e si propone come punta di diamante dell’alt-right italiana, mentre la figura patriarcale di Salvini, che mostra la sua potenza di maschio bianco e sovranista contro l’Europa multiculturale, dalla Francia al Medioriente, riporta l’immaginario al frame del pater familias, “patria feconda e difesa della nazione”.

Salvini con pancia e barba, Di Maio smilzo e pulito; il confronto tra maschio alfa e omega non si ferma all’estetica. Ricordate quando Mattarella si è impuntato sul nome di Savona: Salvini è rimasto fermo e concentrato, senza arretrare dalla sua posizione, mentre Di Maio si è lasciato andare in maniera isterica e incontrollata. Altro esempio: scandalo sui flussi finanziari della Lega, i giornalisti finiscono in caserma. Scandalo a Roma per lo stadio: Di Maio diserta il tanto amato studio di Bruno Vespa e lascia che ci vada la Raggi.

Tra l’altro, sul caso romano Raggi dice “non l’ho scelto io Lanzalone” e forse il problema è proprio quello: ce l’hanno messo Di Maio e  Casaleggio e piano piano il problema della sovragestione pentastellata emergerà in maniera sempre più forte. La decisione di Di Maio di piazzare il suo fedelissimo Vincenzo Spadafora alle pari opportunità mostra al meglio queste contraddizioni a 5 stelle: chi prevarrà all’interno del governo, la linea sulla famiglia tradizionale di Fontana, o quella arcobaleno di Spadafora?

Tornando all’alfa e all’omega della politica, solo qualche settimana fa sembrava che con l’insediarsi del governo Conte le forze dell’ordine fossero pronte a consegnare Matteo Messina Denaro al nascente sodalizio legastellato, invece oggi ci troviamo con uno scandalo di corruzione al centro della Roma grillina, che coinvolge direttamente un uomo di fiducia di Di Maio e Casaleggio, mentre Matteo Salvini continua a mietere facile consenso sul caso Aquarius.

Salvini è l’indiscusso trascinatore di questo governo e può approfittare della luna di miele con l’elettorato per portare a casa successi sempre più clamorosi, lavorando sulla percezione della sicurezza, abbassando le tasse ai ceti medio-alti (capitalizzando il bacino elettorale di FI e PD), piazzando i suoi uomini nei centri nevralgici del potere.

Il M5S per ora è alle corde, ma siamo solo al primo round. Restano da spartire poltrone importanti, c’è da lottizzare la Rai, inoltre l’obiettivo primario di Casaleggio sembra essere la pubblica amministrazione e la formazione. Posto che generalmente l’elettorato lascia ai nuovi governi una cambiale in bianco della durata di 2-3 anni, il fattore temporale sembrerebbe giocare a tutto svantaggio dei pentastellati.

Salvini tra pochi anni potrebbe godere di un primato assoluto nel centro-destra, quindi staccare la spina al governo quando più gli fa comodo, per andare a elezioni e magari piazzare Berlusconi come successore di Mattarella.

Di Maio al prossimo giro sarà quasi sicuramente rottamato da Di Battista e gli interessi del M5S potrebbero non coincidere coi suoi, ma su questo ci torniamo nella prossima analisi.