Il bacio della morte

Il graffito apparsi sui muri romani e prontamente fatto rimuovere da Virginia Raggi è stato profetico. Si apre la terza Repubblica con le lacrime di Re Giorgio e la rottamazione di Berlusconi e Renzi.

In una fase di politica europea decisamente reazionaria e destrorsa, l’Italia si prepara ad abbracciare un nuovo assetto politico in cui, tra le macerie di PD e centro-dx, razzolano due condottieri giovani e rampanti.

Salvini è pronto a raccogliere l’eredità di Berlusconi, non importa se con elezioni anticipate o seguendo il filo della corrente prima di vedere il cadavere del grande padre. Di Maio gioca ora la sua partita più importante, consapevole che nel M5S è già pronta la strategia di retroguardia, con Di Battista in rampa di lancio.

Il paese scivola così in mano a due destre, una sovranista e razzista, l’altra ultraliberista e post-ideologica, che guardano strabicamente tanto a Putin che a Trump, un po’ a Farage e un  po’ a Duda. Da un lato il manganello, dall’altro lo smartphone, Salvini e Di Maio rappresentano un trend politico da tenere bene d’occhio; conflitto verso l’esterno, equilibrio verso l’interno, così le due forze politiche possono trovarsi d’accordo e vivacchiare di divergenze parallele per parecchi anni.

Con la completa implementazione del M5S nei giochi di potere, la partita a scacchi per l’elezione dei presidenti di Camera e Senato è stata piuttosto scontata. Bruciati i primi candidati, più che altro dei figuranti, delle estensioni dei capi come Fraccaro per Di Maio, Giorgetti per Salvini e Romani per Berlusconi,  alla fine sono usciti un nome prevedibilissimo, Roberto Fico, l’altro un po’ meno, Maria Elisabetta Alberti Casellati.

La berlusconiana doc è alla sua sesta legislatura, laureata all’Università Pontificia e docente di Diritto Canonico, è famosa più che altro per i suoi battibecchi con Marco Travaglio e Gianluigi Paragone, per difendere Berlusconi o la poco chiara assunzione di sua figlia al Ministero. Contraria alle Unioni Civili e co-autrice delle leggi ad Personan dell’ex cavaliere, un personaggio evidentemente vicino agli ambienti ultra-cattolici e ovviamente lontano anni luce dalla galassia pentastellata.

L’accordo suggellato personalmente da Di Maio con Salvini ha significato portare alla Camera come Presidente Roberto Fico, in tal modo dando una poltrona di peso a un personaggio talvolta critico nei confronti dell’inner circle governista e da sempre vicino più all’ortodossia grillina. Se Parigi val bene una messa, una scatoletta di tonno val bene un Fico.