Recap politico-elettorale

Questi sono alcuni dei risultati politici dovuti alla pazzesca accelerazione che i fatti di Macerata hanno impresso alla campagna elettorale.  Difficile dire dove ci porterà tutto ciò, il centrodestra è occupato più che altro a sparare numeri a caso, promettendo espulsioni e rimpatri: dai 600 mila di Berlusconi a 1 milione di Salvini.  Il resto dei contendenti sembra piuttosto anestetizzato, soprattutto il PD, alla ricerca di un baricentro politico complesso in questa fase.

Fatta eccezione per Potere al Popolo, quasi nessuno sembra volersi schierare in maniera netta su una vicenda che evidenzia le sfaccettature, piuttosto nere, del risentimento popolare di un un paese con poca memoria e ancor meno passione civile.

La normalizzazione del neofascismo è un argomento troppo importante per essere derubricato a un flame mediatico di passaggio, ma la dialettica del confronto elettorale è bassa qualità e non permettere un qualsivoglia sviluppo concreto.

Se il mantra della campagna elettorale dovesse essere da qui in poi “1 milione di espulsioni”, sarebbe allora meglio tornare ai tempi di “1 milione di posti di lavoro”; eravamo tutti più giovani e belli, Berlusconi compreso.

Tra l’altro questa fase di promesse da luna park si è vista fugacemente nella prima parte di campagna elettorale, seppur senza particolari affondi da parte dei contendenti. Segno di una povertà di contenuti che segna irrimediabilmente il peso, o per meglio dire la parziale inutilità, di queste elezioni.

Difficilmente prima di un’altra settimana si potrà tornare a discutere di politica vera. Luigi Di Maio ha cavalcato relativamente poco il frame xenofobo, mentre l’affaire degli hackeraggi di Rousseau/Casaleggio Associati ha prodotto uno stallo importante, che andrà valutato nel lungo periodo. L’atteggiamento governista del giovane pomiglianese, che soffre il confronto con altri personaggi,  deve tenere conto anche dei faccia a faccia interni al M5S, come quello tra Lombardi-Fattori.

Approfondimento – Il Programma Politico copiato dal M5S

Piuttosto interessante la presentazione del programma di politica estera di Di Maio presso l’università Link Campus di Roma, un’ulteriore conferma della svolta personalistica del M5S targato Pomigliano-Milano, il partito personalizzato assieme a Casaleggio per provare la strategia a colpo singolo: ottenere il più possibile dal voto del 4 marzo.

Vincenzo Scotti, presidente della Link Campus e vecchia volpe della Farnesina, riconosce in Di Maio l’evoluzione della politica post-partitica, alla ricerca di una dimensione istituzionale che si accordi con quella anti-casta. Di Maio? Non è un democristiano, ma neanche un rivoluzionario.

Nel frattempo, Di Battista torna prepotentemente in scena e lo fa con uno stile che fa pensare al vecchio Grillo.

Laddove il primo video ricalca lo stile amatoriale di molta propaganda grillina, è chiaro il riferimento a quei valori radicati nel M5S delle origini: tecnoutopismo,  trasparenza e onestà.

Il secondo video, oltre a ricordare molto le perle della comunicazione berlusconiana, funziona poco perché è distonico rispetto alla nuova immagine pentastellata; si pensi ai candidati espulsi dalle parlamentarie per qualche parolaccia di troppo.

Un tempo questo genere di uscite sarebbero toccate a Beppe Grillo e avrebbero funzionato meglio, grazie alla capacità comica e alla figura sopra le righe del genovese, che invece ora come ora sembra completamente altrove. Analizzare questo frame del suo nuovo blog ci porta a diversi indizi.

Il nuovo blog e la nuova società Grillo srls sono molto probabilmente il trampolino di lancio per una nuova avventura politica, oppure, banalmente,  un ricovero per accogliere i transfughi della carovana governista di Di Maio e Casaleggio.

Grillo è tornato a scrivere i testi di suo pugno, o forse ha ritrovato qualche autore bravo a rendere al meglio il suo pensiero, senza stravolgerlo. Nell’angolo, lo scimmiotto pentastellato attende di salire sulla schiena di qualche nuovo condottiero.