Rousseau è il reality show della politica

Il titolo de La Stampa è la base da cui partire e ragionare:

Giovani arrabbiati e intellettuali spingono l’onda M5S, così Grillo sfonda anche a Sud

Manca poco più di un mese dalle elezioni e il recente carosello digitale delle Parlamentarie a 5 Stelle altro non è che l’equivalente del Grande Fratello televisivo. Quando nel 2000, quasi vent’anni addietro,  il format della Endemol sbarcò in Italia sugli schermi del Biscione, si capì immediatamente che era in atto una nuova mutazione della società dello spettacolo. Il reality show forniva un ascensore sociale per chi aveva voglia di esibire al pubblico qualcosa.

I primi classificati della prima edizione, con le loro storie, confermano quanto detto sinora: Cristina Plevani e Pietro Taricone con le loro carriere televisive, Salvo Veneziano e Rocco Casalino con quelle politiche, il primo a livello locale, il secondo divenuto uno degli uomini più potenti all’interno del M5S.

Come testimonia anche Il Fatto Quotidiano, la carica dei 15000 candidati mette in mostra il lato più grottesco della politica e al contempo certifica il potere assoluto di Di Maio, il quale avrà in ogni caso l’ultima parola su tutto e tutti.  Sommando ciò ai problemi informatici di Rousseau, che erano iniziati già il 3 gennaio, è chiaro che i ricorsi saranno moltissimi. Anche se Lorenzo Borrè ha fatto chiaramente capire che lui è interessato a difendere gli attivisti storici, piuttosto che i cacciatori di poltrone dell’ultima ondata.

Se l’utenza di Rousseau si aggira su numeri compresi tra i 100 e i 200 mila, il fatto che le operazioni vadano molto a rilento e che la piattaforma non riesca a garantire accesso a tutti è qualcosa di incommentabile. Dando per scontato che dai 15.000 candidati iniziali si sia ridotto il numero a circa 5000, è ipotizzabile che la si spunti per poche centinaia di voti; ammesso che la Casaleggio Associati voglia diffondere i dati. Del resto la trasparenza e uno vale uno sono belle parole, nulla più.

Nel frattempo lo scouting di candidati forti da esibire nei colleggi uninominali continua, ma Di Maio finora ha incassato più no che si:  i magistrati Nicola Gratteri , Pier Camillo Davigo, gli economisti Mariana Mazzucato, Carlo Cottarelli e Roberto Perotti. Passano la mano anche l’ex assessore al bilancio di Roma Marcello Minenna, ugualmente al rettore dell’università di Torino, Gianmaria Ajani, il professore esperto di internet del politecnico di Torino, Juan Carlos De Martin. Anche il magistrato vip e ambientalista in pensione Raffaele Guariniello ha detto di no e salvo ripensamenti nessuno di questi nomi dovrebbe essere presente a rinfoltire il bouquet elettorale che Spadafora e Di Maio cercano di comporre al meglio.

Del resto la campagna elettorale del candidato di Pomigliano viaggia su un binario apparentemente opposto ad Alessandro Di Battista; uno fa l’antivaccinista, l’altro posta un video per denunciare che non gli fanno vaccinare il figlio. Storia che ricalca le posizioni, dentro l’euro Di Maio e fuori dall’euro Dibba, di qualche settimana fa.

Un’ultima considerazione: i modelli culturali del berlusconismo, compreso il format del Grande Fratello, provenivano spesso dal mondo anglosassone o nord-americano, ugualmente a quelli del M5S. Il gusto per i grandi eventi di marketing che fu di Casaleggio padre torna in pompa magna con la kermesse all’Aurum di Pescara, intitolata Villaggio Rousseau, dal 19 al 21 gennaio. Il format è pensato per la formazione degli attivisti e l’organizzazione ricorda molto lo stile del multilevel marketing,  nel quale i novizi vengono messi a contatto con i vertici per essere motivati.

Bisogna notare con attenzione che per questo evento sono stati assoldati anche degli accademici, come il famoso allievo di McLuhan, Derrik de Kerckhove, che ha voluto precisare di essere indipendente rispetto al contesto. Chissà se qualcuno tra gli scienziati presenti solleverà dinanzi al circolo dei dirigenti del M5S le problematiche relative alla mancanza di privacy e di sicurezza informatica di Rousseau, o quelle relative alla pericolosa ingerenza della Casaleggio Associati negli affari di quello che si appresta a diventare il primo partito politico italiano.