Eppur si muove

Sono succese moltissime cose in pochissimo tempo e vale la pena fare un rapido recap.

  • Il capo politico e tesoriere Di Maio, candidato premier e gestore in prima persona della campagna elettorale con la sua truppa che configura di fatto una struttura autonoma all’interno del M5S (una sorta di scatola cinese composta da 3 associazioni con vari livelli e dalla Casaleggio Associati), molto probabilmente si candiderà nel listino dei nominati, assieme agli altri big pentastellati. Se Di Maio dovesse vincere, sarebbe nominato dal Parlamento sulla base di poche migliaia di voti digitali, non certificati e ottenuti in un sistema informatico compromesso, dopo essere stato eletto in un listino bloccato, che per il M5S delle origini erano inconstituzionali e da eliminare. Niente male, eh?
  • Di Maio sostiene che parteciperà alla Parlamentarie, cui avranno accesso anche i neoiscritti alla nuova struttura M5S; proprio ieri il Garante per la  Privacy ha certificato gli illeciti nel trattamento dei dati e la mancanza di privacy di Rousseau. Qui il documento completo, se siete pigri c’è un ottimo riassunto di David Puente.
  • Se il M5S avesse voluto un sistema funzionante e sicuro avrebbe avuto molte alternative, come questa, il Liquid Feedback o altre piattaforme. Non le ha volute per un determinato motivo: si tratta di un partito appendice di un’azienda privata, coi suoi sistemi proprietari, che non ha come scopo garantire l’esercizio democratico del voto digitale, rispettando privacy e sicurezza, bensì di vendere un prodotto politico che dà la sensazione di partecipazione e la percezione di fare qualcosa di diverso.

  • Come segnalato da questo tweet,  beppegrillo.it tramite Adthink, un servizio di targeting pubblicitario che profila gli utenti, sta acquisendo gli indirizzi email che i browser (chrome, safari, firefox, ecc.)  registrano nei gestori di password.

Ora se da un lato il problema potrebbe essere attribuito in toto ad Adthink, dall’altro sorge spontaneo chiedersi: chi amministra i siti di Grillo è al corrente di ciò che accade? In tempi di campagna elettorale è facile sospettare che accumulare liste di email possa servire a spammare contenuti propagandistici, formare account fake su facebook, twitter, ecc. per fare astroturfing o trolling. Chissà se da Genova o Milano avremo risposte, del resto sono argomenti che interessano anche al Garante per la Privacy.