La ggente al bar sport vogliono i colonnelli

Leonardo Bianchi è uno degli autori che seguo con piacere su Vice, ormai da anni. I suoi reportage offrono spunti di discussione su una serie di tematiche, proprie del populismo digitale, che potrebbero essere sintetizzate al meglio dal termine gentismo. 

Se il neologismo, entrato a far parte dei lemmi della Treccani, probabilmente spaventa una gran parte degli accademici che nel campo delle scienze politiche e sociali da anni stentano a comprendere le trasformazioni discorsive e mediologiche nell’infosfera, che racchiude vecchi e nuovi media e per certi versi digitalizza e rimedia il populismo mediatizzato e la personalizzazione politica – trend ormai riconducibili agli anni ’80 anche per l’Italia- certamente non risulta indigesto alla generazione degli Xennials.

Chi ha vissuto i decenni determinanti per le trasformazioni che oggi si stanno avvicendando in maniera deflagrante, basti pensare allo shock dell’ultimo biennio Brexit-Trump, riesce in molti casi a costruire un punto di osservazione particolarmente efficace, utile a spiegare con occhio critico, ma anche cinico, i fenomeni caratterizzanti quest’epoca di iperrealtà.

La Gente è un libro piacevolmente scorrevole, ferocemente preciso nella descrizione, ma direi anche nella storicizzazione, di momenti chiave nel recente passato dell’Italia,  come il caso Stacchio, benzinaio pistolero del nord-est, come gli assembramenti dei primi Forconi, dalla Sicilia a Roma, passando per le piazze catto-fasciste anti gender, fino alle manifestazioni anti scie chimiche, senza disdegnare l’evoluzione del frame gentista implementato nella comunicazione politica dell’ultimo Renzi in versione referendaria.

Non si tratta certo di un libro pomeridiano, per quanto l’agilità di scrittura di Bianchi lo renda assolutamente, mi si passi il termine, facile da leggere, immersivo e totalizzante come solo un buon romanzo sa essere. Credo che bisognerebbe affrontare La Gente come un saggio culturale, capace di mettere in luce la versione 2.0 della borghesia italiana ultima maniera, un insieme altamente disomogeneo che racchiude la piccola imprenditoria in crisi, il lavoro salariato, i dipendenti statali, i giovani e le persone di mezz’età fuori dal mercato del lavoro.

Un popolo pasoliniano che, perse tutele sociali e margini di consumo a causa della crisi, senza più le radici antropologiche del legame sociale fondato sul patto di solidarietà organica pre-industriale, non ha altra scelta che rinunciare a investire nella pianificazione del futuro, alla possibilità di fare figli o comprare casa, alla mobilità sociale,  trova il rifugio del conflitto simulato.

Uno sfogo virtuale che oggi racchiude un consenso trasversale, monetizzabile nei piccoli, ma non trascurabili, numeri di Casa Pound, in quelli medi e standardizzati della Lega Nord, fino al jackpot del M5S, che, sparando nel mucchio dell’antipolitica, rischia di portare il gentismo a un nuovo livello istituzionalizzato, come testimonia il prossimo scontro Renzi-Di Maio.

Vale la pena di leggere La Gente perché parla dei nostri tempi e pone seri interrogativi sulla tenuta democratica di questo paese, perché molti di questi fenomeni sembravano risibili, eppure mostrano una crescita  destinata ad aumentare inevitabilmente, stante il perdurare di una crisi che non è solo economica, ma strutturale,

Una chiosa finale a partire da una sparata di Di Battista, politico che ha fatto del gentismo una bandiera. La balla del M5S come partito col maggior numero di laureati è un cavallo di battaglia della propaganda grillina, smontata da tempo, eppure impermeabile a ogni processo di verifica, quantomeno agli occhi degli adepti.  Pensare che questo tipo di narrativa, intesa come forma organizzativa del discorso, possa essere razionalizzata, neutralizzata e ricondotta a cornici di senso non emozionali, è fuorviante. Inoltre, questi processi, oltre a ciò che risulta essere visibile giorno per giorno, come quelli che in maniera eccellente Leonardo Bianchi mette in sequenza ne La Gente, a volte sono sotterranei, oscuri e non meno pericolosi.

L’esempio di ciò è tutto qui. Nel 2014, in un ambiente accademico, di fronte a una platea di studenti, Luigi Di Maio non solo veniva introdotto dalla falsa narrativa del M5S con la maggiore percentuale di laureati, ma era accompagnato da un imprenditore che invocava “i forconi fuori i palazzi e la ghigliottina in piazza”.

L’egemonia discorsiva del gentismo ha già permeato ambiti che pensavamo immuni, occhio allaggente!