E cadevano le stelle. Aspettando Supernova.

Questo post consiste in una disamina, rapida, per il resto c’è il libro, sulla trasformazione post-partitica del M5S, con uno sguardo particolarmente focalizzato sul popul-tainment, intrattenimento populista generato dalla macchina del consenso digitale di Grillo e Casaleggio.

In parole parole povere, ripartire dalla politica del selfie per arrivare all’argomento principe delle prossime settimane, ovvero l’incoronazione del reuccio a 5 stelle. Un tema scontatissimo per molti aspetti, ma essendoci diversi fattori in gioco, non ultima la presenza del deus ex-machina casaleggiano, non sono esclusi colpi di scena. Certo che se anche il prof. Giannuli annusa aria di distopia, non c’è molto più da aggiungere. Come accaduto in passato col prof. Becchi, forse è arrivato anche il turno di Giannuli per chiudere i conti? Marketing intellettuale, calcolo ragionato, chissà.

La coda di campagna elettorale in Sicilia ha evidenziato un paio di indizi che gli addetti ai lavori non possono ignorare; Di Battista è decisamente smarcato da Di Maio, ha cambiato linea comunicativa e gli scenari possibili sono almeno un paio.

Partiamo da questa polemicuccia social giocata sul traghetto del ritorno. Perché montare una diatriba sterile sul dover pagare 37€ per imbarcare due persone assieme all’automobile? Il ritorno in termini di like e condivisioni di una così bassa costruzione di propaganda, che parla alla pancia dell’elettorato nel modo più banale possibile, non può giustificare tutto. L’elemento di distinzione, rispetto a Di Maio, è nella caratterizzazione del personaggio Di Battista, Che Guevara rossobruno, tribuno della plebe, gallo cedrone.

Insomma, qualcuno che non andrebbe a Cernobbio, come il compare Di Maio, a scimmiottare Renzi e la trojka europeista, richiamandosi a Rajoi e fomentando le solite banalità legate all’economia digitale.

«Il web come incubatore di posti di lavoro, dove per ogni euro investito ne tornano tre» è la dichiarazione che meglio rende conto della totale mancanza di idee di Di Maio, che tenta di acclimatarsi nel salotto buono, vestito da perfetto democristiano. Coi capelli brizzolati sembrerebbe un Forlani 2.0,  del quale però non avrebbe altro, come rileva anche la stampa estera. Assieme a Di Maio c’era anche Salvini, forse gli organizzatori del Forum Ambrosetti volevano fare una sorta di safari nel populismo destrorso italiano?

E nel frattempo Di Battista che ha fatto? Una litigata con Casini e Cicchitto sul caso Regeni, regalandosi un gustoso spot, senza dire nulla nel merito del caso, semplicemente polarizzando il proprio elettorato.

Poi è andato alla festa del Fatto Quotidiano, quello che è quasi un house organ grillino, che appoggia tanto le battaglie No-Vax che i manettari fan di Travaglio. Un evento nel quale si è presentato da solo, senza la sindaca Raggi, che avrebbe chiaramente potuto avere grossi problemi a spiegare gli ultimi pasticci romani. Di Battista ha avuto modo di sdoganare l’ennesima giravolta, l’ennesima deroga ai principi originari del MoVimento, in merito al limite dei due mandati.

L’interpretazione della regola non più in termini secchi ma in termini di tempo, ovvero ciò che costò la scomunica a Giovanni Favia, sembra fondamentale per ipottizare i due scenari possibili. La condizione di partenza è che Di Maio sia già il candidato prescelto; come è chiaro da tempo, ammesso che ci fosse la possibilità di votare in maniera sicura e trasparente tramite i sistemi digitali della Casaleggio Associati. Al M5S non conviene polarizzare Dibba contro Dima, al massimo si potrebbe concedere un contentino alla base, togliendo dal ghiaccio Fico.

Come fa giustamente notare qualcuno, su queste pagine ne avevamo già parlato in passato, il prossimo governo potrebbe avere vita breve, brevissima.

Con la regola dei due mandati secchi, Dibba sarebbe fuori. Ecco perché si premura di far sapere all’azienda che preferirebbe una regola diversa. Anche perché lui potrebbe chiamarsi fuori a prescindere, prendersi l’anno sabbatico per il figlio che sta nascere e poi candidarsi altrove, col centrodestra post-berlusconiano ad esempio.

Di Maio a Cernobbio ha detto testualmente «Non vogliamo un’ Italia populista, estremista, antieuropeista». Di Battista probabilmente non la pensa uguale, preparate i popcorn. Oppure, sta semplicemente aspettando, seduto in riva al fiume e i popcorn li ha già comprati lui.

La notizia però che più potrà interessare chi segue la politica a 5 stelle da tempo, è l’uscita di Supernova, un libro autoprodotto che svela una buona parte di storie all’interno della genesi del M5S, molte delle quali, in un paese normale, porterebbero all’immediata fine politica del soggetto in questione. Qualcosa che non accadde con Berlusconi e non accadrà con Beppe Grillo. Purtroppo.

Con Supernova trovano risposte le domande che in questi anni in tanti si sono fatti. Come nasce il blog di Beppe Grillo. Chi era davvero Gianroberto Casaleggio. Come immaginava la rivoluzione dal basso del Movimento Cinque Stelle, come nascono i primi V-Day,  come si costruisce un progetto di democrazia in rete e come infine si arriva in Parlamento. Fino alla degenerazione : la guerra per i soldi e la visibilità, la scalata di alcuni parlamentari alla leadership senza esclusione di colpi, la divisione in correnti, l’assoggettamento alle regole del potere , i vuoti slogan sulla legalità, la trasformazione del movimento in una sorta di “ casta degli anticasta ”.

Alcune gustose anticipazioni sono disponibili qui e bisogna aggiungere che il libro in questione rappresenta una testimonianza eccezionale, da parte di persone coinvolte in prima persona nella macchina della propaganda politica pentastellata, che hanno prodotto un testo ricco di aneddoti e ricostruzioni, affidandosi alla rete, all’autofinanziamento, a quei principi di trasparenza e condivisione che ormai il M5S ha abbandonato da anni.