Dalla Sicilia al governo del paese, come cambia il M5S

Quando nel 2013 il M5S riuscì a ottenere il 25% delle preferenze, l’ala intransigente del movimento era convinta che parlamentari e senatori eletti avrebbero mandato a monte le elezioni, ritenendo la legge elettorale incostituzionale e rifiutando le cariche.

Non è andata così, ad andare via, cacciati col ban telematico o di propria spontanea volontà, in molti casi sono stati gli attivisti. Ma questo è un problema relativamente importante, dato che la fama del M5S a partire da quel risultato elettorale ha consentito un ricambio. In questo modo è avvenuta la mutazione da movimento alternativo a post-partito, un processo di cui non terremo conto in questo breve spazio e per il quale si rimanda a quanto scritto in Grillodrome.

Come molti ricorderanno, uno dei capisaldi del M5S delle origini era la comunicazione disintermediata, ovvero rimediata altrove: no televisioni, giornali, mass media tradizionali, si Blog di Grillo e portali della Casaleggio Associati. La gestione della comunicazione oggi dice, meglio di ogni altro elemento  della galassia grillina, come e quanto sia cambiato il movimento in post-partito.

Da un lato la comunicazione sui social media, apparentemente spontanea, ma alacremente costruita, grazie a professionisti impegnati giorno per giorno nell’architettare lo storytelling grillino. Una narrazione che ormai è pienamente integrata nel tradizionale canone di propaganda politica, nazional-popolare.

I grillini sono bravi pizzaioli, ecco la battaglia del grano 2.0.

I grillini sono ecologisti, vanno in bicicletta.

Quando queste immagini vanno sui social, nessuno si pone il problema che dietro ci sia un preciso disegno di gestione della percezione, grazie alla costruzione di scenario e alla disposizione dei personaggi. Questo limite di percezione – social media = verità, media tradizionali = artefazione – consente, e consentirà per almeno altri anni, ai grillini di muoversi su un campo dove sono entrati per primi, quello della comunicazione digitale, quindi non c’è confronto con gli altri partiti. Motivo per il quale eviterò di continuare a commentare il profluvio di foto della campagna elettorale siciliana, eccetto la perla seguente.

Si potrà prenderli in giro quanto si vuole, si potrà evidenziare il senso religioso e settario in maniera analitica, ma sarà tutto inutile: la narrazione del M5S è destinata ad andare fino in fondo e muterà solamente quando questi personaggi al potere ci andranno davvero.

Quando ci vanno riescono a costruire realtà alternativa, anche contro ogni evidenza; provare a smontare questa roba a un adepto grillino è impossibile.

Questo è il post-partito: struttura leggera, consenso liquido e trasversale, narrazione ecumenica, ma anche real-politik vecchio stile quando serve, quindi a Pomezia e Bagheria gli abusi si sanano, perché i voti sono voti, mica bruscolini. Nel M5S attuale non c’è più posto per gli improvvisati della prima ora, come testimonia anche questa storia.

Contenuti politici, non pervenuti. Quello che c’è non ha nulla da invidiare alla solita vecchia politica. Il consumato dispotivo dello storytelling funziona alla perfezione, come testimonia anche questo reportage, e se Di Maio fa un’evidente figuraccia nell’affermare in maniera roboante che una volta al governo della Sicilia porteranno i bilanci alla Corte dei Conti – un atto amministrativo che viene ottemperato normalmente – poco importa. Quando il professorone di turno farà notare a Di Maio che non ha studiato bene, l’elettore  avrà ancora più voglia di votare il proprio beniamino.

Si sbaglia a sottovalutare, come già accaduto in passato. Si sbaglia quando si prova a chiedere coerenza politica al M5S.  Se l’elettore opera la propria scelta in maniera emozionale, piuttosto che razionale, perché mai si dovrebbe perseguire un modello politico diverso? Chi si ostina a credere alle teorie che prefigurano gli individui come agenti razionali, sempre e comunque, dovrebbe smettere di occuparsi di media e politica. Prima che sia troppo tardi.

Il modello politico che i grillini porteranno in Sicilia sarà quello della Trazzera: laddove c’era un’antica strada borbonica, si cementifica senza progetto e fa niente se la strada non è proprio il massimo o diviene inagibile col maltempo, l’importante è poterla usare per farsi i selfie elettorali. Insomma, si fa quel che si può, si prova a farlo, del resto i vecchi partiti hanno fatto peggio, quindi…

Ultimi due appunti su come il M5S sia definitivamente cambiato negli ultimissimi anni, come mai prima. 

L’articolo completo lo trovate sull’ottimo blog di Mauro Suttora. In concreto qui abbiamo un servizio su un settimanale di gossip patinato, Oggi, con foto di un certo livello e un mix di banalità discorsiva che ricorda la politica balneare della Prima Repubblica. Da notare l’immaginetta di Grillo in alto a destra, quasi una ratifica dell’elemento settario e religioso del M5S. L’intero servizio sembra uscito da “Rumore Bianco” di Don DeLillo.

Il frame della famiglia – non dimentichiamo il rapporto tra Di Maio e Vincenzo Spadafora – non comprende qui il buon Di Battista; probabilmente Di Maio sarà l’incontrastato candidato leader alle prossime elezioni. Adesso che gli attacchi hacker ai server della Casaleggio Associati hanno messo in evidenza che non c’è mai stata nessuna possibilità di produrre risultati diversi da quelli voluti da chi comanda, forse sarebbe il caso di chiedersi cosa resta delle 5 stelle originarie e del sogno della cyberdemocrazia.

Come sostiene lo stesso Di Maio, che si prepara ad andare al Workshop Ambrosetti a Cernobbio, che un tempo i grillini definivano il Bilderberg italiano, 

«Non possiamo avere la paura di contaminarci».

Sembra piuttosto evidente: a partire dall’entrata nei salotti buoni e nei palazzi del potere dal 2013,i grillini di governo sono proprio integrati e simili a tutti gli altri. Con buona pace di chi voleva una politica diversa.