Terremoti, grilli e altre sventure

Quando accade una sciagura dovuta a cause naturali sarebbe buona norma stare zitti, o dire solo il minimo indispensabile. Chiaramente questo è impossibile di fronte al sistema dei media che vive di pornografia emotiva, sempre a caccia di emozioni forti, real time e real life. Attraverso l’esposizione di quanto di più profondo c’è nelle viscere del vissuto, la televisione prima e i social media adesso stanno costruendo una gabbia intorno alle informazioni e al modo in cui esse vengono veicolate.

Così anche un terremoto diventa un evento polarizzante, che divide i buoni dai cattivi senza possibilità di errore; ecco che un sisma su un’isola vulcanica ci porta a parlare di politica, di condoni edilizi e quant’altro.

Intanto, è facile intuire che il condono edilizio in questo caso non è la pistola fumante: a Ischia si è costruito abusivamente, male, dovunque, ma qui nel caso specifico ci sono due morti, per colpa del crollo di una chiesa antica e di una casa probabilmente molto vecchia. Inoltre il sisma ha colpito in una zona geologicamente sfortunata.

Sicuramente, con gli standard antisismici che si usano in Giappone sarebbe andata diversamente. Ma se l’Italia non è il Giappone, sarà mica colpa di Ischia? La colpa dell’isola  è probabilmente quella di non avere un comune unico, capace di coordinare gli sforzi per elaborare piani di crisi adeguati alla bisogna, portando a un livello superiore di consapevolezza il tessuto sociale.

Il paradiso naturale ischitano è figlio di una colata lavica e di esplosioni piroclastiche, il prezzo da pagare per tanta bellezza è un corrispettivo rischio idrogeologico, vulcanico e tettonico; prendere o lasciare. Chi fa politica dovrebbe, obbligatoriamente, prendersi carico di ciò. Anche per elaborare piani di comunicazione di emergenza, in modo da giocare d’anticipo sul cosiddetto sciacallaggio mediatico.

Poi di colpo arriva lui, il genio politico che tutto il mondo ci invidia, talmente scaltro da farsi rintuzzare l’uscita, infelice e inopportuna, da uno statista come Antonio Razzi.

 

La polemica seguente, si può consultare qui.  Lo stralcio più interessante è probabilmente questo qui:

“Il Movimento 5 Stelle non ha mai preso in considerazione nessuna proposta di legge a favore del cosiddetto ravvedimento operoso ad Ischia. Infatti, alcuni esponenti del locale meet up, visto il netto diniego sia del vicepresidente della Camera, Luigi Di Maio, che dei membri M5S delle commissioni Ambiente di Camera e Senato, all’accoglimento di tale proposta, sono usciti dal Movimento in polemica nel 2015″.

Quando ho letto questa dichiarazione, confesso, mi si sono letteralmente sbarrati gli occhi, per svariati motivi che elencherò di seguito:

  • Il tema è ampiamente trattato in Grillodrome, tenendo conto sia di quanto gli attivisti storici del Meetup isolano hanno fatto per anni, sia del parere tecnico e giuridico di un professionista di caratura nazionale, il prof. Sebastiano Conte. Il capitolo non è sintetizzabile in due righe, è sicuramente opportuno rimarcare come il problema dell’abusivismo sia stato inquadrato come parte di un più ampio dispositivo di potere relazionale che coinvolge politica, imprenditoria, financo le parrocchie. Ciò che Michel Foucault ha abilmente descritto come microfisica del potere, tecnologia politica per il governo di popolazione e territorio
  • la proposta di ravvedimento operoso coniata dal gruppo di attivisti locali era principalmente rivolta alla necessità di mettere in sicurezza i manufatti, nel rispetto proprio dei criteri antisismici, per quanto, come sostenuto da Conte, il problema è molto più complesso e andrebbe risolto applicando la legge alla lettera, cosa che la politica in primis non vuole, o non può fare
  • l’onorevole Di Maio, che del resto di edilizia dovrebbe intendersene, essendo questa una florida attività di famiglia, inizialmente appoggiò l’iniziativa, salvo lavarsene le mani appena giunse la scomunica dai piani alti, ovvero da chi controlla realmente la politica del M5S, la Casaleggio Associati

Lo stesso Luigi Di Maio che solo una decina di giorni fa, mentre faceva campagna elettorale in Sicilia, usava queste parole “Se l’abusivismo è colpa della politica la casa resta un diritto”.

Insomma, all’epoca dell’Urban Forum il buon Di Maio si fregiava di aver partecipato con le migliori intenzioni: Ad Ischia io e Angelo Tofalo abbiamo partecipato all’Urban Forum organizzato dal gruppo del MoVimento 5 Stelle locale. Contro i condoni e gli scempi ambientali, i cittadini ci hanno consegnato una proposta di legge che cerca di affrontare la questione dell’abusivismo edilizio. La proposta verrà vagliata e se serve modificata dal nostro gruppo in commissione ambiente. Per la prima volta i cittadini scrivono le leggi ai parlamentari!”

Una proposta che, seppur discutibile, probabilmente limitata ad alcuni aspetti e tendenzialmente inadatta a stringere maggiormente i cordoni del permissivismo edilizio, presentava a chiare lettere la volontà di garantire che i manufatti venissero sanati solamente a condizione di essere muniti delle corrette disposizioni antisismiche.

Oggi piangiamo le vittime e osserviamo le macerie, il luogo preferito di avvoltoi, politicanti, grilli e altri insetti parassiti, alla ricerca di visibilità. Era proprio necessario?