Ucronia dell’onestà

La narrazione ucronica si basa sulla premessa generale che la storia abbia seguito un corso alternativo rispetto a quello reale, dando vita a uno scenario fantastico, in molti casi connesso con la realtà contemporanea. Lo scopo dell’ucronia in tal senso potrebbe essere quello di svelare alcune sfumature di senso che la realtà nasconde, o che sono difficilmente accessibili a causa della complessità della realtà stessa. Immaginiamo quindi l’Italia di Calciopoli e l’ascesa di  un movimento calcistico alternativo…Ogni riferimento a cose, persone, fatti realmente accaduti, è puramente casuale.

Quando nel 2006 l’Italia venne scossa dallo scandalo di Calciopoli, nessuno avrebbe previsto l’imprevedibile. Le vecchie società, blasonate e potenti, apparivano come cariatidi immobili, il cui potere andava sgretolandosi sotto i colpi della magistratura, ma soprattutto dei media, che amplificavano gli eventi scabrosi, distruggendo la credibilità e fiducia che le persone avevano riposto, per decenni, in quei simulacri.

Occorreva qualcosa di nuovo, un movimento di persone pulite e oneste, capaci di rifondare il mito alle origini, purificando col fuoco sacro il campo dove avevano proliferato i vecchi blocchi di potere calcistico. Maurizio Mosca, noto polemista televisivo, una figura a metà tra il giornalista sportivo e il comico da avanspettacolo, lanciò una delle sue tante provocazioni, approfittando del proprio ruolo di megafono, acquisito in decenni di presenza sulle reti tv.

Il movimento Pallone&Onestà venne subito preso dai più come l’ennesima farsa di Mosca, un episodio destinato a una breve fama pubblica, per poi ripiegarsi su se stesso, come un festone pubblicitario gonfiabile giunto a fine promozione. Invece nacquero spontaneamente i primi raduni territoriali, gruppi che andavano formandosi attraverso forum telematici, rilanciando la proposta di rifondare completamente il calcio nazionale, grazie all’impegno dei semplici tifosi, cittadini pallonari, appassionati onesti e volenterosi.

All’inizio la confusione era tanta, nessuno sapeva bene cosa fare, nel frattempo Maurizio Mosca, galvanizzato dai continui segni di fiducia dei fan, iniziò un tour di piazza per saggiare il potenziale del suo movimento. Le televisioni lo avevano ostracizzato per via della violenta polemica, ma questo non fu affatto un freno. I raduni, chiamati Uragani Tour, iniziarono a diffondersi viralmente nella rete internet. I fan riprendevano tutto con le telecamerine digitali, qualcuno col proprio smartphone, i video finivano su Youtube e nei forum dedicati a Pallone&Onestà; ben presto la tv dovette per forza di cose occuparsi del fenomeno nascente, dando ancora più risalto all’intera faccenda.

L’idea alla base di Uragani Tour era molto semplice: i cittadini pallonari si riunivano assieme al guru onesto, Maurizio Mosca, che imprecava dal palco i suoi strali contro il calcio corrotto, il potere delle multinazionali, gli arbitri venduti, le rigature chimiche dei campi da calcio, il piano Kalergi per sostituire i giocatori italiani con quelli stranieri. Ben presto si unirono al movimento un sacco di calciatori, dilettanti e professionisti delle serie minori, arbirtri, oltre allo zoccolo duro di appassionati e di ultras delusi, poi vennero gli informatici e gli ingegneri, che proposero un modello open di sviluppo per fare del calcio uno sport aperto a tutti, praticabile in modo onesto e virtuoso.

Attraverso una matrice dati inserita in un server liberamente accessibile a tutti gli utenti tramite una registrazione gratuita, si potevano scegliere giocatori, arbitri, guardalinee, tutto quanto necessario per formare la propria lega calcio su misura, su base territoriale, per poi scontrarsi con le altre squadre,  assemblate allo stesso modo. Non c’erano più intermediari, cartellini miliardari, ingaggi faraonici, tutto era autogestito; questo il progetto che gli informatici fecero per Maurizio Mosca e il suo movimento Pallone&Onestà, ma non andò proprio così.

Mosca stava cavalcando l’onda del successo, come mai gli era accaduto prima, quindi aveva deciso di affidare la sua creatura mediatica alle cure di un’azienda di marketing e comunicazione milanese, la Belgioioso&Asociali, fondata da un guru che aveva letto un sacco di romanzi cyberpunk, guardato tre volte tutti i dvd di Ghost in the Shell, rubacchiato qualche buona idea di Adriano Olivetti e travisato completamente lo spirito utopico delle comunità informatiche, un po’ come Steve Jobs prima di lui.

La Belgioioso aveva capito che la diffusione capillare degli smartphone, il crollo dei prezzi dei computer, la quasi totale diffusione della rete internet, avrebbe permesso a Pallone&Onestà di imporsi come soggetto dominante nel nuovo mercato pallonaro, seguendo la stessa strategia che era stata di Amazon, Microsoft e altre big corporation: entrare per primi in un mercato e godere di una rendita di posizione difficilmente scalfibile.  La app ufficiale, il Blog di Maurizio Mosca, poi i siti di informazione come La Mosca TV, Ztè Ztè, iniziarono a unificare virtualmente il popolo dei pallonari onesti, che trovarono così il modo di diffondere il proprio verbo.

Le vecchie società di calcio erano continuamente sputtanate, messe all’angolo, distutte nella credibilità e nell’immagine: con le loro jpeg modificate tramite la app della Belgioioso, che permetteva di affiancare due o tre immagini base con altrettante frasi fatte, i pallonari onesti potevano continuamente postare online  memi che smascheravano il complotto del calcio tradizionale. Alla morte del vate col Pendolino, Maurizio Mosca, tutto era pronto per lanciare la killer application definitiva, che avrebbe cambiato per sempre le sorti del calcio moderno, o meglio del cybersoccer.


Il funerale di Mosca fu l’occasione per unificare il popolo pallonaro e cacciare gli scontenti, come quei rompicoglioni degli ingegneri informatici che avevano provato a organizzare il sistema aperto per la partecipazione gratuita degli adepti dell’onestà. La Belgioioso non perse l’occasione di sfruttare l’eco mediatico per la scomparsa del Vate e presentò il gioco pallonaro definitivo: Socrates©, chiamato così in omaggio al mitico calciatore brasiliano, il Che Guevara del pallone, promotore della Democrazia corinthiana, esperimento di autogestione calcistica.

Socrates© prevedeva l’uso di caschetti virtuali, collegati tramite la app ufficiale al sistema di server della Belgioioso. I partecipanti, che dovevano ufficializzare la propria iscrizione con un complesso sistema di rilascio di documenti, generalità e quantaltro, potevano creare il proprio avatar virtuale a poi decidere a quale ambito di gioco partecipare. C’era posto per tutti: arbitri, giocatori, ultras, dirigenti. Ogni ruolo virtuale era ricalcato a partire da quello reale, ma la vera novità era il segno di continuità con il passato immaginario pallonaro: tutte le società e squadre di calcio tradizionali erano presenti in Socrates©, grazie all’acquisto dei diritti di sfruttamento commerciale dell’immagine da parte della Belgioioso.

Le innovazioni, si sa, sono talvolta dure da capire e attuare. Con Socrates© tutto avveniva in un mondo virtualizzato, all’inizio non tutti furono contenti, soprattutto i calciatori che temevano concretamente di perdere i propri stipendi milionari. Anche gli ultras non erano contenti, in quanto il sangue degli scontri virtuali non aveva lo stesso odore e a volte il software non aveva caricato in memoria i giusti cori delle squadre avversarie, talvolta nemmeno le giuste coreografie. Ma nel giro di pochi anni Socrates© si diffuse in maniera capillare, fino a ridimensionare del tutto il sistema del calcio tradizionale. Le partite di cartello della Serie A divennero eventi per pochi romantici appassionati, in stadi semideserti.

Nel giro di pochi anni le società si disgregarono, Berlusconi decise di scendere di nuovo in politica, Mastella portò il Benevento in Premier League, a detta di molti maligni grazie a un complesso giro di corruzione in seno al Parlamento Europeo.

Eppure, qualcosa doveva andare storto. Il primo segnale fu un defacing del profilo Twitter della Belgioioso, operato da alcuni hacker appassionati di sicurezza informatica: in realtà, sostennero gli esperti, non si trattava nemmeno di hacker, ma di ragazzini che, entrati nell’account loggandosi con admin/admin, avevano cambiato un po’ di grafiche a casaccio.

La notizia non si diffuse molto, ma del resto a chi importava: grazie ai caschetti virtuali ormai gli adepti del pallone onesto potevano giocare in maniera continua e non c’era problema alcuno, dato che la Belgioioso aveva predisposto un sistema di monitoraggio, grazie ai metadati. Chi sceglieva un profilo standard, aveva implementato nel caschetto un sistema di sensori che controllava lo stato di salute e dell’ambiente, si occupava di collegarsi a internet per ordinare quello che mancava in frigo, oppure semplicemente degli allarmi a tempo per ricordare al giocatore di adempiere alle proprie funzioni sociali e biologiche.

Altri giocatori arrivarono a farsi impiantare dei caschetti con protesi neurali, sacche di carboidrati liquidi e proteine in gel sul dorso, che venivano iniettate direttamente in circolo e consentivano sessioni online in game fino a 2-3 mesi, a seconda del corpo del soggetto. La Belgioioso ormai sapeva tutto dei suoi iscritti, i metadati nel corso del tempo avevano profilato dettagliatamente ogni singola attività, gusto, preferenza, orientamento politico, culturale. Poteva rivendere i dati a Google e Amazon, così che spesso i giocatori, al termine di una sessione in game, potevano improvvisamente rendersi conto di avere i vestiti lerci e trovare il drone di Amazon già sotto casa, coi pacchetti ordinati ad hoc da Socrates©. Bastava firmare la liberatoria, anzi cliccarla, insomma, quelle scritte che mai nessuno legge, i Terms of Service.

Ma ogni avventura, anche la più fantastica, onesta e bellissima, bella, bellissima, deve avere un finale. Preoccupato dal grado di sicurezza, infima per non dire altro, dei software della Belgioioso e dal fatto che ormai il database di dati e utenti di Socrates© somigliava sempre più ai big data nell’ordine dello zettabyte, un hacker buono decise di svelare alcune falle del sistema informatico. La Belgioioso si incazzò di brutto e lo fece subito scovare dalla polizia postale, che però sbaglio il tracking dell’IP pubblico e mandò in galera un ragioniere di Vigevano col vizio di andare sui siti porno tramite Tor Browser.

Un altro hacker, cattivo e cazzuto fino al midollo, rivelò allora che anche lui aveva scoperto un sacco di falle nel sistema informatico di Socrates© e che per anni aveva manipolato i risultati delle partite online. Dichiarò anche che aveva alterato le righe dei database per far vincere chi voleva lui, dato che a suo dire anche la Belgioioso gestiva un giro di scommesse truccate. Il meccanismo era semplice: se volevi vedere la tua squadra vincere,   pagavi e loro manipolavano i dati sui server.

Ora, in Italia si era crackato di tutto: le elezioni del 2006, le banche dati di prestigiosi istituti di credito finanziario, i dati personali della sanità pubblica, ma nessuno se n’era mai fregato una cippa. Ma toccargli il pallone, specialmente se onesto, non sia mai.

Folle inferocite si gettarono per strada, si formarono immediatamente gruppi ultras e alla Digos giunse voce che per la prima volta gli estremisti si abbracciarono fraternamente, con lo slogan “non siamo né di destra, né di sinistra”. Socrates© ebbe un tracollo di iscritti nel giro di pochissimi giorni e la Belgioioso dovette rispondere al Garante per la diffusione indiscriminata dei dati dei propri clienti. Purtroppo, molte persone con le estensioni neurali erano rimaste in sonno e si ritrovarono nell’ambiente virtuale ormai spoglio e neutro, a vagare come spiriti elettrificati, inseguendo il sogno del pallone onesto, mentre i propri corpi si disfacevano e nessuno poteva più intervenire a salvarli, dato che avevano perso ogni legame sociale reale e i server che li monitoravano non funzionavano più.