Hanno hackerato Pertini!!

Quando ho scritto il pezzo di ieri ancora dovevo leggere questa roba qua.

La situazione è ancora più ingarbugliata del previsto e questo articolo, su Wired, intervista a un hacker che si presume radicalista e black hat, sinceramente non aiuta a chiarire un bel niente. Gli elementi significativi di questa narrazione sono a mio avviso due:

  • Rougue0 sostiene di essere da molto tempo nel sistema di Casaleggio e che se non fosse stato per Evariste Galois – l’hacker white hat – sarebbe ancora rimasto li
  • la stigmatizzazione del M5S, che tenta di appriopriarsi della rete, usandola come feticcio acchiappa like, voti, ecc.

Ne vedremo ancora delle belle, sicuramente.

L’argomento del giorno è però un altro: Luigi Di Maio che umilmente si pone nel solco di Sandro Pertini. 

Bisogna innanzitutto sottolineare che lo fa dalle colonne di Vanity Fair, le stesse che lo hanno visto protagonista di un servizietto patinato«Orgoglioso di avere una fidanzata sexy». Per i più coraggiosi, c’è anche la gallery fotografica.

Ora, come ha abilmente sintetizzato Sebastiano Messina , trovare le analogie tra i due politici è abbastanza facile.

A 31 anni Pertini era in esilio in Francia, adattandosi a fare anche il muratore pur di continuare la sua battaglia contro Mussolini, e intanto stampava volantini e giornali contro il fascismo.

A 31 anni Di Maio era in missione permanente in tv, adattandosi a fare anche l’ospite fisso nei talk show pur di combattere la dittatura del Pd, e intanto accusava esplicitamente Renzi di aver occupato lo Stato “come Pinochet in Venezuela “.

Completamente inutile però battere questa strada, magari ribadendo la differenza enorme tra un Presidente Antifascista che ha fatto la Resistenza e un fuoricorso di Pomigliano che tenta di rubare la scena a Salvini e all’estrema destra, cercando anche di sembrare un buon democristiano, per piacere a tutti, alla casalinga come al piccolo imprenditore.

Di Maio sogna di essere Pertini, ma non Sandro Pertini come lo conosce chi ha studiato la storia, bensì quello di chi condivide bufale su Facebook.

Nell’era della post-verità le campagne elettorali si fanno anche così, basti pensare al recente episodio accaduto nel salernitano, dove Noi con Salvini ha usato un meme, nato per prendere in giro bufalari e complottisti, come manifesto di propaganda.

Proviamo a riderci su, prima che sia troppo tardi?