Estate. Grilli, formiche, politica.

Eravamo rimasti ai commenti post elezioni amministrative: la svolta a destra, certificata dai dati dell’Istituto Cattaneo, i quali mostrano anche la perdita di territorialità dei partiti e il ritorno alle coalizioni, anche se su base municipalistica. Un elemento che conferma la tendenza all’abbandono dei territori da parte del M5S; anche qui l’analisi dei dati  fornisce un quadro assolutamente in linea con quanto scritto in Grillodrome.

Fatta eccezione per la differente scansione temporale delle 3 fasi del movimento di Grillo e Casaleggio, che restano in ogni caso sostanzialmente simili e confermano la percezione del mutamento post partitico del M5S; un tema di sicura centralità è la riappropriazione, da parte di Lega e Forza Italia, dei voti transfughi. Con le coalizioni si è tornati a uno scenario già visto nei decenni passati, ovvero PD + liste civiche + sinistra generica e dall’altro lato FI-Lega-FDI ex AN.

Insomma, su base nazionale l’accordo tra Berlusconi, Salvini e Meloni potrebbe essere un serio guaio per il M5S: da un lato Berlusconi, personaggio polarizzato in grado di sostenere il peso mediatico di Grillo, dall’altro i contenuti aggressivi di Salvini e Meloni su euro, migranti e tutte quelle tematiche che a destra il Movimento cerca di cavalcare a proprio beneficio.

Berlusconi al momento è la formichina che, silenziosamente, lavora per strutturare qualcosa al centro, un contenitore politico che possa superare il 3-4% e raccogliere gli scontenti dell’attuale governo; inoltre, riportare FI al 15/18%, per competere anche con gli avversari interni.

Questo è forse il problema maggiore: l’accordo con Salvini, sempre che si faccia, sarebbe problematico da gestire ed esporrebbe al vecchio giochetto cui la Lega ci ha abituati per anni: sostenere e al contempo criticare, cercare di stare con un piede nella staffa delle istituzioni e un altro nella staffa del popolo, esibendo un pericoloso gioco equestre di volteggio tra real politik e pancia populista.

Altro problema, la legge elettorale: col 40% è difficile a prescindere uscire vincitori netti. Anche qui ci sarebbe una mossa che potrebbe portare dividendi e al contempo danneggiare il M5S; riportare in auge l’asse di centrodestra che, oltre ai 3 player principali e un qualcosa di centro post democristiano, contempli anche l’ultradestra.

Berlusconi non ha mai disdegnato portarsi dietro questo genere di rappresentanze, basti pensare ai tempi di Mussolini-Tilgher-Fiore. Oggi Casapound inizia a essere probabilmente pronta a portare i doppiopettisti avanti, superando la dimensione antagonista all’arco costituzionale e ripetendo l’esperienza della prima AN, quella coi colonnelli dentro e i giovani nostalgici fuori. Fantapolitica? Vedremo.

Intanto Grillo insegue sempre a destra, come dimostrano azioni del genere.  Nessuno su base nazionale può al momento replicare questa strategia di gamificazione politica su piattaforma digitale proprietaria e, anche se le cifre della partecipazione virtuale possono oscillare solamente tra le 150.000 e il mezzo milione, il vantaggio di “primo venuto” nel mercato dell’antipolitica online è ancora lungi dal venir meno.

Giuliano Santoro – Il Manifesto

Esempio su tutti, nel Lazio i grillini sono a un passo dall’egemonia. Nella regione dove il M5S sinora ha fatto più danni, dove la giunta Raggi non manca di stupire per continuità coi vecchi potentati pre-Ignazio Marino e una sostanziale insipienza nell’affrontare le cose.

Il PD nel frattempo resta arroccato, Renzi tenta di azzerare la comunicazione per ripartire, dopo il clamoroso flop dell’ultimo anno, tra rincorse al like facile, in stile grillino, polemiche e flame da asilo mariuccia 2.0, o 3.0 se preferite, tanto generalmente chi cita questi numeri per indicare qualcosa, non ha idea di cosa stia realmente parlando.

Il blocco sociale e la personalizzazione partitica assicureranno a Renzi di galleggiare quantomeno al 25% e una legge elettorale simil-proporzionale potrebbe poi consentire di ripartire. Il prezzo, chiaramente, è il totale svuotamento della sinistra, inseguendo sempre a destra, nell’attesa di quanto la strategia renziana ha sempre agognato; stare un passo dietro a Berlusconi per poi prenderne il posto.

Questa immagine, tratta dall’illuminante articolo di Marco Damilano su L’Espresso, descrive meglio di tante parole lo scenario politico attuale. Mentre Salvini, Berlusconi e Grillo agitano manganelli e portano sempre più a destra il paese, a sinistra tutto tace, anzi si cerca di spostare l’ultimo partito di massa italiano su posizioni sostanzialmente destrorse.

Se questo sentimento corrispondesse a ideali nazionalistici e conservatori, lontani dall’eversione borghese che spesso contraddistingue la destra nostrana, soprattutto nella sua variante populista, sarebbe tutto molto più semplice.

Ma in Italia, si sa, dai tempi del Machiavelli, le cose si devono fare intricate, oscure e complesse, altrimenti che gusto c’è?