È la rete, bellezza.

Tiene banco in questi giorni lo scontro tra Davide Casaleggio e Repubblica, che è stato abilmente analizzato qui.

Oltre il dato della questione, che qui non ci interessa, è interessante notare la strategia di polarizzazione adottata da Casaleggio, che tende a bollare come “fake news” qualsiasi cosa non provenga dalla galassia grillina, o per meglio dire proprietaria.  Se si dovesse scoprire che La Repubblica ha mentito, Casaleggio avrebbe ragione, ma la strategia che sta usando è rischiosa in ogni caso, dato che le bolle grilline su Facebook è ormai da tempo che tendono a essere indipendenti dal controllo, come dimostrano casi come questo o questo.

Del resto mentre si smentisce un incontro con Salvini, succede questa cosa qui, che magari non è  la prima volta, anzi se lo dicono anche da soli. Come diceva sempre Beppe, la Rete non perdona..

La cosa più interessante in questa storia è la presenza di Davide Casaleggio, molto ingombrante, ma ci torneremo sul finale.

Nel frattempo ci sono altre due questioni spinose: a Torino le  cariche della polizia contro la movida dei locali ha fatto rumore. Sorprendentemente nessuno del M5S ha fatto notare che magari la Sindaca avrà inteso combattere il problema del degrado e del decoro – che poi è la solita solfa non di destra non di sinistra ma assai di destra – non necessariamente a colpi di manganello. Nessuno si è fatto venire in mente che forse l’effetto del caos è imputabile alla stretta sicuritaria post decreto Minniti.

Forse la partita è altrove, nel senso che la Appendino ci ha sempre tenuto a giocare su un campo di continuità sostanziale con i poteri tradizionali, da buona bocconiana, imprenditrice con un occhio al concreto. Presto ci sarà da affrontare di nuovo il problema No-Tav e forse avere dalla propria parte determinati poteri sarà centrale.  È ora che a Torino e in Val Susa qualcuno inizi a svegliarsi sulla natura conservatrice e destrorsa del M5S?

Roma invece sta scoppiando letteralmente tra le mani di Virginia Raggi, che presto potrebbe essere rinviata a giudizio e rispondere di personaggi e metodiche che rappresentano la continuità diretta coi sistemi che in passato hanno affossato la Capitale. Ecco perché il risultato elettorale scarso a questa tornata di elezioni, tutto sommato non è per niente male per il M5S, nonostante il campanello d’allarme.

Mentre le elezioni nazionali si allontanano e le sentenze dei tribunali si avvicinano, il processo di personalizzazione post-partitica all’interno del M5S va a rafforzarsi inesorabilmente, anche con la messa in discussione di uno degli ultimi principi ancora non stravolti, il vincolo dei due mandati.

A questo punto parlare ancora di pragmatici e ortodossi, di governisti e radicali pare quasi inutile, se gli elementi in gioco, anche di peso come Di Maio e Di Battista, possono di fatto essere scavalcati da un Bugani qualsiasi. Anzi no, non da uno qualsiasi, ma uno dei soci dell’Associazione Rousseau, candidato a sindaco a Bologna senza che nessun iscritto lo abbia deciso, ma calato dal vertice.

Insomma oggi gli eletti hanno sempre meno peso, come dimostra lo sfogo di Alessandro Di Battista che oltre a usare il padre come grimaldello politico-ideologico e posizionarsi contro Di Maio, lascia emergere la palude grillina di fronte alla real-politik, un mondo ancora distante dagli aspiranti governanti pentastellati.

Ecco perché lo sfogo di Davide Casaleggio con tanto di video aziendale su Facebook lascia pensare che la vera partita del M5S sia ormai limitata a ottenere qualche prebenda governativa, tipo un posto di ministro dell’innovazione, come del resto già Casaleggio padre voleva.

Anche Grillo in tempi non sospetti aveva richiamato un posto ministeriale, il che potrebbe essere il corollario perfetto per un movimento che ha fatto dei propri attivisti un serbatoio di fan, spettattori e cliccatori compulsivi, in attesa di una rivoluzione che non verrà mai.

 

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