Legge elettorale e lotte di potere interne al M5S

L’infografica tratta da Repubblica rende tutto molto chiaro.

 

La balcanizzazione del M5S appare in tutta la sua forza grazie allo strappo avvenuto in queste ore. Addirittura l’indicazione data dal responsabile della comunicazione, il pretoriano della Casaleggio Associati, Rocco Casalino, di filmare e rendere trasparente l’azione di voto rende tutto di una chiarezza estrema.

La linea aziendale, per certi aspetti salvata anche dall’aspetto ludico della votazione online –  ludico perché tendenzialmente manovrato e non dissimile dal cliccare “mi sento fortunato” senza sapere bene cosa si fa –   spinge nella direzione del voto anticipato, utile a spingere al massimo i motori della macchina della propaganda, per riempire le camere social di iperrealtà grazie alla narrativa anti-sistemica che ben conosciamo. E fa niente se Casaleggio vs. Renzi suona un po’ come Microsoft vs. Apple, questo interessa a pochi, pochissimi.

Grillo nel frattempo continua i suoi bagni di folla, un po’ meno numerosa del passato, ma si rimpingua con le dirette Facebook, sostanzialmente facendo spettacoli gratis, che da sempre sono il sale della sua politica disintermediata.

Il contatto diretto, la mediatizzazione apparentemente orizzontale, rendere il pubblico partecipante un po’ con-produttore dell’evento, alimentare il sentimento verso i candidati locali senza trascurare il bersaglio grosso, ovvero le elezioni politiche.

I parlamentari ora potranno approfittare dello stallo, qualcuno inizierà a guardare al capitale personale di influenza e fama, magari pensando a come sfangare le prossime tornate elettorali, indipendentemente da cosa porterà a conclusione questo giro di caos. La coperta non è corta, ma ci sono almeno tre differenti forze che la tirano e la risultante è al momento inimmaginabile.

Le elezioni locali potrebbero portare in dote la Sicilia, mentre a Genova la cacciata della Cassimatis disperde un lungo lavoro sul territorio, quello che a Parma potrebbe premiare Federico Pizzarotti, in barba al candidato istituzionale Ghirarduzzi, voluto da uno dei capi del nuovo corso, Max Bugani.

Ci aspetta un autunno caldo, entro il quale probabilmente il M5S potrebbe mostrare il lato più diabolico. L’adagio vuole che il Diavolo fa le pentole e non i coperchi, mentre qui abbiamo un movimento che riesce benissimo a fare da coperchio al malcontento politico,  rimestandolo nel proprio pentolone digitale. Quanto ancora riusciranno a far bollire la rabbia sociale, distillandone consenso e fiducia senza contraccambiare?

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